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FESTA DELLA DONNA/ L'8 marzo nel mondo, storie di sofferenza e riscatto

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Se il ricco - oggi neanche più tanto - mondo occidentale festeggia con mimose e brindisi al bar la festa della donna, c'è chi invece ha storie ricche di dolore e sofferenza da raccontare. Sono le donne dell'Africa, dell'India e di tanti altri paesi dove il rispetto per la donna non si sa nemmeno cosa sia. Sicuramente in India non è così, con il suo terribile bilancio di circa 24mila stupri all'anno, molti dei quali nei confronti di ragazzine minorenni come documentano anche recentissimi casi di cronaca. Una carrellata su come vivono la festa delle donne in giro per il mondo la fa missioni online, raccontando storie di donne e di fede. Suor Tessy Paul, missionaria dell'Immacolata nella regione indiana dell'Andrha Pradesh, è una donna che si occupa di difendere i diritti di tante donne indiane tanto da essere diventata avvocato proprio per combattere questa battaglia. In una recente testimonianza ha voluto dire come le recenti manifestazioni che si sono viste nel suo paese contro gli stupri rischiano di essere solo lacrime di coccodrillo se non si lavora per cambiare del tutto la mentalità degli indiani. Non solo stupri infatti: terribile è anche la pratica degli aborti selettivi, con cui si uccidono le figlie femmine perché così vuole l'uso della società indiana: ecco allora l'iniziativa della Chiesa cattolica indiana denominata  «37 milioni di luci» dedicata alle donne "mancanti" tutte quelle bambine che ogni anno non nascono per via della pratica dell'aborto selettivo.

Ecco la storia di un'altra suora, questa volta in Africa, suor Eugenia Bonetti, che anche lei combatte per i diritti delle donne. Ha infatti fondata l'associazione  «Slaves no more», che si occupa della liberazione delle donne che vengono ridotte in schiavitù, pratica ancora diffusa in quel continente. L'associazione si occupa di quelle tante donne costrette a prostituirsi e che poi vengono rispedite in Nigeria senza alcun assistenza. 

Rimaniamo in Africa per conoscere una ostetrica ugandese che è candidata al Premio Nobel per la pace: ha infatti ideato un progetto davvero importante, quello per dare formazione al fine di avviare al lavoro 15mila ostetriche. Si chiama Esther Madudu e il suo sogno è di ridurre entro il 2015 il tasso di mortalità materna del 25%. 

Tra queste grandi donne che lottano per altre donne, c'è anche un uomo che si occupa della difesa delle donne. E' Denis Mukwege fondatore e direttore dell'unico ospedale del Kivu una regione del Congo Democratico che si occupa di donne stuprate. Anche in questo paese infatti la percentuale è altissima e Mukwege ha assistito a situazioni terribili: "La violenza, specialmente quella contro le donne ha assunto una dimensione e una gravità inaudite. Non parliamo più solo di stupri, ma di vere e proprie torture. In alcuni villaggi tutte le donne sono state violentate, rapite, ridotte a schiave sessuali, contagiate dall'Aids; un trauma per tutta la comunità, che provoca la distruzione della struttura e della coesione sociale" ha raccontato in una intervista. 


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