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J'ACCUSE/ La cella per Angelo Rizzoli trasforma i giudici in giustizieri

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Angelo Rizzoli (InfoPhoto)  Angelo Rizzoli (InfoPhoto)

Angelo Rizzoli va in carcere. No, no sono gli anni 80 da bere, quando l’imprenditore, erede di una famiglia cui tutto il paese dev’essere grato, fini in galera per 13 mesi, travolto, lui e il suo Corriere della Sera, dallo scandalo della P2, e per aver occultato e distratto miliardi e miliardi di lire. Mentre è agli arresti, il padre gli muore di infarto, la sorella più piccola, indagata, si ammala di depressione e si suiciderà a soli 22 anni poco tempo dopo; e tutti i suoi beni gli vengono sequestrati e in seguito venduti. La bella moglie, attricetta sposata all’apice del successo di entrambi, lo lascia, e gli porta via un altro po’ di soldi.
Col passar di processi, che scandiscono la sua vita, si scopre che altri avevano occultato fondi, mentre lui era totalmente estraneo al giro dei Tassan Din, Gelli, Ortolani, con l’ombra inquietante di Roberto Calvi; colpevole di ingenuità, certo, di insipienza, e pensate l’umiliazione nel passare davanti a quella sede Rizzoli che il nonno, Angelo come lui, martinitt nato dal nulla, aveva messo in piedi; man mano anche il reato di bancarotta fraudolenta per chi aveva subito la prima condanna viene depenalizzato, e tra un tira e molla che dura 26 anni si arriva alla revoca, e all’assoluzione per formula piena per cui l’imputato torna incensurato. Lui parla di persecuzione giudiziaria, e sono propensa a crederlo, almeno per quanto riguarda il passato.
Poi, c’è la vicenda fresca fresca, l‘arresto questo mese di febbraio per la stessa, infamante accusa: bancarotta fraudolenta, crac finanziario, della società Rizzoli Audiovisivi srl che aveva rimesso testardamente in piedi negli anni 90, e che può fregiarsi di produzioni televisive di successo, come Il generale Della Rovere, Cuore, la fiction Capri… Una ridda di fallimenti di scatole vuote, e a scopo di interesse personale: un patrimonio immobiliare amministrato in società con la moglie, Melania Rizzoli, medico, deputato Pdl.
Ora, non entro nel merito dei procedimenti giudiziari in corso. Mi piacerebbe che nel loro svolgersi, qualcuno tenesse conto del credito che quest’uomo ha con la cosiddetta giustizia; ma soprattutto, che si tratta di un uomo malato. Da tempo, senza possibili infingimenti.
Sclerosi a placche, che lo obbliga a cure severe e a camminare coi bastoni. Più il diabete, e una serie impressionante di limitazioni fisiche gravi. Dopo il fermo nel reparto carcerario dell’ospedale Pertini, i magistrati hanno dichiarato che la sua condizione non è incompatibile con la vita in una cella, e sarà trasferito a Rebibbia. La richiesta degli arresti domiciliari è stata respinta, nonostante il parere di più medici, e del buon senso. 



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