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BOMBA A LA STAMPA/ Questa volta i "nostalgici" di Capaci o Casalegno sbagliano bersaglio

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Per dire che un pacco bomba alla Stampa evoca fantasmi più che altrove. Che un pacco bomba a La Stampa rimembra anni in cui il giornale ogni mattina era per il bollettino dei morti o dei gambizzati.  Quello arrivato anonimo, e con indirizzo anonimo alla redazione, l’altro giorno, non è esploso. Doveva esplodere, doveva ferire, far male, se non uccidere. Doveva soprattutto far paura, e in questo ci è riuscito. Non solo al povero fattorino che l’ha avuto tra le mani, che conserva intatte per un benevolo malfunzionamento dell’innesco, ma ai giornalisti, a tutti gli uomini che credono che le idee si portano avanti con la ragione, la dialettica, il confronto civile, non con la brutalità. Eppure, sono tempi in cui la brutalità è esaltata come mezzo principe di resistenza, e poco importa se si dichiara pacifica. Non si è mai pacifici con in testa caschi e passamontagna, con spranghe e tenaglie per tagliare recinzioni, con sassi e peggio da lanciare contro i poliziotti. Quando si grida che lo Stato è assassino, quando urlare affanculo è lo strumento politico per eccellenza, anche per nascondere incapacità, impreparazione, rabbia cieca e inconcludente. 

Descrivo scenari noti perché è tra le frange dell’insurrezionalismo No Tav che gli inquirenti stanno indagando per rilevare la paternità del fallito attentato. Sarà anche un pazzo solitario, ma è tra le pieghe di una marginalità anarcoide che può nascondersi, come è già successo, la miccia per far saltare i nervi alle istituzioni, e chi li rappresenta. Erroneamente, un giornale, perché comunque la si pensi, un grande giornale ospita tante voci, è occasione, proposta, sfida, non può nuocere. Se anche occulta o sbaglia, prima o poi lo si viene a sapere. I giornalisti cercano notizie, non sono servi dello Stato. I giornalsti debono poter scrivere liberamente, anche se descrivono come delinquenti dei manifestanti, anche se esprimono una posizione politica, per esempio, di compromesso, in cerca di intese, che la situazione attuale richiede. E i fattorini e gli uscieri non devono diventare esperti in criminologia scientifica. 

Chi ha solo più di trent’anni, non è troppo lontana l’epoca, ricorderà che  alla vigilia di un’importante elezione di un capo dello Stato, con il paese in crisi e in stallo,  fu un attentato terribile a sbloccare improvvisamente la situazione. Era la strage d Capaci. Che ci siano risparmiati tempi simili, che siamo preservati dall’obbligo di dare un governo al paese sotto minaccia di armi e bombe.

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