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CARCERI/ L’Italia impugna la sentenza di Strasburgo. Le polemiche delle associazioni

Condannata dalla Corte europea dei Diritti dell'Uomo per trattamento inumano e degradante nei confronti di 7 detenuti, l'Italia decide di fare ricorso. Proteste da Antigone e dal Dap

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Lo Stato italiano ha impugnato alla Grande Chambre della Corte europea dei Diritti dell’Uomo la sentenza di Strasburgo che a gennaio ha condannato l'Italia per trattamento inumano e degradante di 7 detenuti, dando all'Italia un anno di tempo per adeguare il sistema carcerario. Obiettivo di quest’iniziativa? "Dilatare il tempo a disposizione". Ne è certo Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, attiva per i diritti dei detenuti, che commenta così la decisione dell’Italia. Il ricorso, presentato dalla Presidenza del Consiglio, è stato depositato mercoledì sera. A confermare che i tempi siano il motivo principale dell’azione intrapresa anche Giovanni Tamburino, capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap). “La sentenza di Strasburgo sarebbe diventata definitiva dopo tre mesi e dava all'Italia un anno di tempo per adeguarsi - ha spiegato - un termine che ora decorrerà da quando si pronuncerà la Grande Chambre e qualora la pronuncia confermi la condanna”. Tamburino ha aggiunto:”Dignità della persona e sentenze della Corte di Strasburgo impongono soluzioni e bisogna lavorare in due direzioni: aumento dei posti e calo della popolazione carceraria. Su quest'ultimo fronte, va registrato che da tre anni la situazione si è stabilizzata e dai 69.155 detenuti del novembre 2010 si è passati ai 65.701 di fine 2012, con un lento regresso dovuto alle misure che hanno favorito misure alternative e detenzione domiciliare”. Sull’aumento dei posti ha sottolineato come il piano carceri abbia avuto un’accelerazione:”Ci saranno 11.573 nuovi posti. Ma lavori appaltati non significa consegna dei lavori e i ritardi sono spesso inaccettabili”. Contrariato dal ricorso presentato dall’Italia, Patrizio Gonnella ha aggiunto: “Sarebbe stato meglio rimboccarsi le maniche e lavorare da subito per far rientrare le carceri nella legalità con tanti detenuti quanti sono i posti regolamentari”. Ed è esattamente ciò che propone una delle tre leggi di iniziativa popolare per la giustizia e i diritti in carcere, per cui in una sola giornata hanno firmato più di 10mila persone.

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