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LEA GAROFALO/ Carlo e quella ferita nel nostro cuore "perfetto"

Pubblicazione:mercoledì 10 aprile 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 10 aprile 2013, 10.19

Lea Garofalo (Immagine d'archivio) Lea Garofalo (Immagine d'archivio)

Chi è l’uomo perché te ne curi? 

Davvero, ci vuole un Dio che si occupi di questo. 

Tutta la nostra ragione, la coscienza e pure ogni costruzione psicanalitica barcolla di fronte al suono delle parole di questo Carlo Cosco, di questo nome e cognome e viso. Fermo. Asciutto.

Dice cose da far piangere e le dice a testa alta. Ci fa vergognare e rivendica per sé la dignità di chi ha agito secondo le regole, mafiose certo, dolorose, ma secondo le regole.

Ecco, forse ci sto arrivando; è la confessione di Otello che ha ucciso Desdemona, è quella di Medea, è quella che ha condannato Antigone, è quella di... Giuda.

Tutte quelle decisioni mitiche che portano a sacrificare la vita di un uomo per... un altro uomo? No. 

Per una passione. Per una Legge. Per un Ideale.

Per un qualcosa. Un Qualcosa, non Qualcuno.

Ma niente vale di più dell’uomo.

Ce lo ha insegnato il Figlio dell’Uomo.

Così come solo a un uomo si può chiedere perdono. Non a una ’ndrangheta. Lei non può perdonare.

E una figlia? Domanda difficile.

Sono o non sono davvero odiosi quei microfoni sbattuti sotto al naso a chi è stato appena ammazzato un familiare, un amato, che insistono: perdoni? perdonerai? sei buono o sei cattivo? sei stupido o vendicativo?

Sono figlio di Dio.

Guardato dalla Sua misericordia. 

Sono l’assassino salvato in su la croce. 

Sono l’assassino che Lo ha guardato dalla croce e Lo ha deriso.

Sono quello che merita di essere odiato.

Sono quello che ha tutte le ragioni per odiare.

Non prendiamoci in giro: ogni cuore piazzato in petto a un uomo è uguale. In ogni cuore, anche nel nostro, proprio lì, che sia grande o piccolissimo, c’è tutto quello che abbiamo nominato, è quello l’ago che ci punge tanto, per fortuna.

Che l’ago ci lavori.

Che si faccia crepa.

Che crepi l’uovo del nostro cuore perfetto. 

Che ci raggiunga il perdono: non viene da noi.

Viene, per dono, per grazia. Per Dio.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
11/04/2013 - perdonare (luisella martin)

Credo che ci sia una differenza abissale tra la mentalità mondana e quella cristiana: questa differenza é nel perdono.Quante volte dobbiamo perdonare? Settanta volte sette! Che può voler dire 7X70=490, ma potrebbe anche voler dire 7X7X7....70 volte e qui il calcolo manuale é più lungo! Perdonare é la naturale conseguenza di chi é, come noi, immerso nel peccato, nella mediocrità, sballottato dai sensi...eppure amato e perdonato da Dio. Se Dio mi ama e mi perdona, allora anche io devo amarmi e perdonarmi! Difficile capire il perdono chiesto ad una figlia, ma non a Dio! Se la figlia lo perdonerà, cosa avrà ottenuto? Amore o servilismo? Anche a me sembra che questa richiesta di perdono sia la maschera di un male più nascosto, la facciata buona di un malvagio desiderio di capovolgere il senso umano della giustizia e della paternità.