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DELITTO PERUGIA/ L'esperto Usa: tutte le anomalie di un padre-killer

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Il movente della gelosia è senz'altro predominante. Infatti non siamo davanti a una questione fra il padre e il ragazzo che lui ha ucciso. Si tratta di una questione di onore e di vendetta per conto della sua famiglia. Bisogna capire il tipo di ragazzo che è il figlio, se è un ragazzo che è capace di difendersi o no, se il padre ritiene che invece l'altro era non soltanto nel torto, ma anche un ragazzo più forte del figlio e che ha approfittato della debolezza del figlio stesso. Un padre dunque che si identifica con il problema del figlio e prende su se stesso l'iniziativa di vendicare questo figlio. Il rapporto tra questo padre e questo figlio sembra quello di un padre che possiede  il giovane, lo considera una parte di se, di più di quanto fa il comune padre.

 

C'è anche l'efferata violenza con cui è stato commesso il delitto: un colpo di pistola e numerosi colpi alla testa con uno svitabulloni.

Una violenza estrema, ma significativo anche che l'omicidio non sia stato commesso in un momento di esplosione di rabbia, ad esempio incontrando la vittima casualmente per la strada.

 

No, l'assassino è entrato nella casa della coppia e li ha sorpresi a letto. 

Dunque l'assassino ha premeditato questo crudele assalto verso questo giovane andando a cercarlo a casa sua, mentre era a letto con la sua ragazza.  E' evidente che questo uomo si considerava leso dal comportamento della vittima verso il figlio. Si è identificato con il figlio a tal punto da perdere il lume e in quel momento ha premeditato l'omicidio.  Ma siccome non c'è solo la parte cognitiva, quella del pensare, ma anche quella emotiva può darsi che era già predisposto a reagire e a non saper controllare quello che ha fatto. Non è solo un fatto premeditato. Bisogna esaminare psicologicamente e psichiatricamente che tipo di persona sia l'assassino. Può darsi infatti che fosse già una persona incapace di controllare se stesso. 

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