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ITALSIDER/ Quel cimitero affacciato sul mare dove un tempo c'era una spiaggia fantastica...

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L’inchiesta sulla truffa dell’omessa bonifica di Bagnoli con il sequestro delle aree ex Italsider ed ex Eternit (Indagati 21 ex dirigenti della società Bagnoli Futura, i presidenti e direttori generali pro tempore della Bagnolifutura spa e del Ccta, e una serie di rappresentanti di enti pubblici) è solo il colpo di grazia che decreta, o meglio, conferma, usando un eufemismo, la “mal gestione” di un’intera area.

La Procura di Napoli ipotizza una situazione di disastro ambientale.

Il the end più amaro per una zona che avrebbe dovuto rilanciare l’economia del Mezzogiorno, con uno degli impianti siderurgici più grandi al mondo, e che invece è stata risucchiata e spazzata via.

Ilsussidiario.net ha voluto ripercorrere le tappe più significative dell’intensa vita di Italsider e soprattutto le tracce indelebili che ha lasciato sul territorio, intervistando Aldo Zappalà, documentarista che ha realizzato per “La Storia siamo noi” di Giovanni Minoli su RaiTre “Il cuore e l’acciaio”.

Cosa l’ha colpita dell’Italsider?

Il fatto che a un certo punto si è deciso di collocare l’industria a Napoli, in una delle zone più belle del mondo, oggi completamente distrutta. Certo Italsider ha dato lavoro a molte persone, ha dato la possibilità di vivere dignitosamente a molte famiglie, ha fatto crescere una classe operaia a Napoli, ma il risultato, oggi, è che si tratta di una delle zone più inquinate del mondo.

Com’era prima questa zona?

Era una delle zone più belle del mondo: c’erano fiumiciattoli che arrivavano al mare, una spiaggia fantastica. È davvero un peccato vederla ridotta così. Dopo che è stata costruita l’Italsider e con la crisi della metallurgia è tutto scomparso. Oggi rimane questa sorta di cimitero affacciato sul mare. Non ce lo dimentichiamo ma quest’industria ha vomitato nel mare, per anni, tonnellate e tonnellate di sostanze inquinanti, praticamente hanno tappezzato l’intero mare. Quello che mi ha colpito è appunto il dispiacere di dover vedere una situazione così.

Tra le molte immagini raccolte per il suo documentario, qual è la più significativa?

C’è ne è una in particolare, molto divertente per la sua tragicità: il viaggio di un gruppo di sindacalisti a Bruxelles. Prima, però, contestualizziamo il periodo: c’era la crisi dell’acciaio a livello mondiale e quindi si prevedeva la chiusura dell’Italsider.

Naturalmente chiudere un’industria che dà da lavoro a 5mila persone, 10mila con gli indotti, per una città come Napoli che già viveva una situazione disastrosa, era impensabile.

Abbiamo trovato le immagini di questo gruppo di sindacalisti che decidono di andare a Bruxelles: affittano due aerei di un’improbabile ditta rumena. Arrivano a Bruxelles con questi aerei che a stento riescono a superare le alpi, ma la situazione drammatica è che, non solo hanno sbagliato a noleggiare gli aerei, ma hanno sbagliato anche il giorno perchè sono arrivati in occasione della festa nazionale:è tutto chiuso, pure il Parlamento. Per cui si vede questa massa di persone, che sembrano degli alieni, camminare in una Bruxelles assolutamente abbandonata da tutti. C’erano solo loro. È drammaticamente divertente vederlo. Da qui si intuisce la confusione che regnava all’epoca.

Com’è nata Italsider?



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