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STORIA/ Barcellona (ex Pci): i falsi scoop di Repubblica su Don Giussani coprono altre verità...

Luigi Giussani (Immagine d'archivio) Luigi Giussani (Immagine d'archivio)

Nel 1975 fui chiamato a organizzare la campagna elettorale per il consiglio comunale e nella mia qualità di segretario cittadino, insieme a Giulio Quercini (segretario della federazione), feci lo sforzo di candidare in modo particolare esponenti del mondo cattolico e donne. Una di queste anzi, Clelia Papale, una insegnante del nostro liceo classico, entrò nella mia segreteria politica e mi raccontò dell’esperienza fatta nelle file del movimento giovanile di Cl. Un’altra, anche lei impegnata come cattolica nei quartieri popolari, fu eletta poi nell’assemblea regionale e ricoprì incarichi di rilievo anche nell’organizzazione politica del partito. 

In quegli anni, tra il ’75 e il ’76, ci fu una massiccia mobilitazione dei quartieri periferici, che erano in uno stato di terribile abbandono, e che erano preda quasi totale della propaganda fascista che a Catania era il vero pericolo dal nostro punto di vista. Si costituirono diversi comitati di quartiere per rivendicazioni come la scuola e i trasporti urbani. Proprio dove vivo l’iniziativa del comitato di quartiere fu presa dai carmelitani, che avevano un convento nella piazzetta del nostro borgo, e vide nelle manifestazioni spesso uniti comunisti, cattolici e cittadini di altre appartenenze politiche.

In tutte queste occasioni di presenza nei luoghi più tradizionalmente popolari e intrisi di religiosità, non ho incontrato mai organizzazioni cattoliche che si mostrassero particolarmente ostili nei nostri confronti e tra comunisti e cattolici non c’era nel tessuto sociale alcuna animosità. Spesso per organizzare le feste di quartiere si cercava di coinvolgere il parroco perché considerato un’autorità riconosciuta. 

Nel 1976, a conclusione di questo periodo di lotte territoriali, il Pci riuscì ad ottenere un salto di qualità fino a raggiungere nella mia città il 27 per cento dei voti.

Nell’84, saltando gli anni in cui sono stato impegnato a Roma, sono andato a Firenze a ricoprire una cattedra di giurisprudenza per il corso degli studenti di primo anno. Dopo qualche mese si presentarono a me un gruppo di militanti di Comunione e liberazione che chiesero di essere autorizzati a trasmettere prima della lezione annunci con i quali dichiaravano la loro disponibilità ad aiutare per tutti i problemi pratici gli studenti fuori sede. Io avevo, come ho sempre usato fare, dichiarato agli studenti la mia appartenenza al Pci, aggiungendo che avrei sempre sottolineato le parti del mio ragionamento sui caratteri della modernità più direttamente influenzata dal marxismo e che avrei comunque segnalato le tesi opposte alle mie.

 Ciò nonostante gli studenti di Cl si fidavano molto di me sul piano della lealtà dei rapporti tra docente e studenti, e mi chiesero un giorno di concedere le mie due ore di lezione a un intervento in aula che don Giussani voleva svolgere presso la facoltà. Se non ricordo male don Giussani era accompagnato da un collega che insegnava filosofia del diritto anche alla Cattolica.