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UNIONI GAY/ 2. Romboli: la Costituzione va interpretata in modo creativo e non letterale

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Impedisce di vivere la loro vita di coppia non riconoscendo loro tutti quei diritti che sono garantiti da un lato alla coppia convivente “more uxorio”, dall’altra a tutta una serie di posizioni. In Italia l’omosessualità è riconosciuta non in quanto fatto individuale, in quanto la legge non la sanziona come reato. Ma se si vuole tutelare la scelta della vita omosessuale va garantito non il singolo, bensì la coppia. Ciò significa riconoscere la successione nel contratto quando una delle due parti muore, l’assistenza sanitaria, l’assegno di mantenimento, le assicurazioni previdenziali e le tutele previste per chi vive in coppia.

 

Può farci un esempio?

Un disegno di legge, che poi non è stato approvato, mirava a introdurre una serie di elementi previdenziali a favore del convivente del Parlamentare. Il convivente però è sempre stato interpretato come il convivente eterosessuale, ma perché non anche omosessuale? Il problema è che legge italiana non disciplina la convivenza e non riconosce certi diritti che rendono possibile e realizzabile la vita di coppia.

 

In quale punto della Costituzione si parla di diritto a una vita di coppia omosessuale?

L’articolo 2 della Costituzione parla di diritti inviolabili. Dal 1987, la Corte costituzionale ha interpretato questa nozione come una norma aperta, cioè non limitata ai diritti tassativamente previsti dagli articoli successivi della Costituzione. Attraverso l’interpretazione si possono creare quelli che nel diritto costituzionale sono stati definiti come i diritti nuovi.

 

(Pietro Vernizzi)

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