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ROBERT EDWARDS / Colombo (genetista): ha creato Louise Brown al prezzo di migliaia di omicidi

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Anzitutto occorre ricordare come nel corso dei numerosi tentativi di fertilizzazione in vitro e di trasferimento in utero che sono stati necessari per mettere a punto la metodica, e della fase di sperimentazione e miglioramento della medesima - fase che è durata per decenni in numerosi centri, soprattutto europei, americani e australiani - sono morti un numero incalcolabile ma grandissimo di embrioni umani (dell'ordine delle decine di migliaia). Si tratta di un fatto gravissimo per la moralità della medicina e della ricerca scientifica, che getta un'ombra incancellabile sulla storia degli studi che hanno condotto allo sviluppo della fecondazione in vitro umana.

 

Quindi il sacrificio, in cambio della ricerca, le è sembrato troppo alto?

Non troppo alto, inaccettabile, anche se fosse stato di un solo embrione sacrificato, perché l’embrione costituisce l’inizio della vita umana. A maggior ragione il numero è troppo alto. Capisco la sua argomentazione. Ma credo che rispetto all’obiettivo la posta in gioco era troppo elevata. Non si può mai fare un paragone quantitativo tra l’obiettivo di una ricerca e la dignità e la vita della persona umana.

 

Il suo giudizio in generale qual è?

Quanto alla strada biotecnologica e clinica che il lavoro di Edwards ha aperto, la possibilità della produzione e manipolazione in laboratorio dell'essere umano all'inizio del suo sviluppo ha pesanti implicazioni etiche non solo nell'ambito del trattamento clinico della infertilità, ma anche in quello della ricerca sperimentale sull'embrione e negli studi sulla terapia cellulare che fanno ricorso alle staminali embrionali.

Da quando è diventato possibile in moltissimi centri (perché relativamente facile e poco costoso) ottenere embrioni umani, il concepito è diventato oggetto di tentazioni biotecnologiche che - laddove non è stato posto un preciso e deciso limite da parte dei comitati scientifici ed etici e della legislazione nazionale - hanno portato e continuano a portare ad abusi perpetrati sull'essere umano in sviluppo che sono deprecabili sotto ogni profilo.

 

La Chiesa è contraria in tutti i casi alla fecondazione in vitro o ci sono differenze?

Il magistero della Chiesa cattolica è intervenuto sui questa delicata materia morale già nel 1987 con la Istruzione Donumn vitae della Congregazione per la Dottrina della Fede, un giudizio successivamente confermato da autorevoli interventi e testi dei pontefici e dei dicasteri romani.

A motivo della intenzionale dissociazione dell'atto generativo personale dall'atto d'amore dei coniugi - che riduce la procreazione umana a mera manipolazione tecnologica del processo di fecondazione e la strumentalizza - e in ragione dell'inaccettabile rischio per la vita e l'integrità cui viene esposto l'embrione umano fin dai primissimi stati del suo sviluppo, che viola la dignità e i diritti dell'essere umano in qualunque condizione si trovi, la fecondazione in vitro umana non si configura mai come un'azione moralmente buona, e dunque non può essere perseguita da una coscienza retta illuminata dalla fede.

 

Con Papa Francesco secondo lei potrebbe cambiare, in questo senso, la posizione della Chiesa?