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EMANUELA ORLANDI/ Il criminologo: il superteste non è credibile, la verità sta in Vaticano

Pubblicazione:giovedì 25 aprile 2013

Emanuela Orlandi Emanuela Orlandi

L'elemento “Vaticano” in questo momento fa audience, soprattutto da quando è stato eletto il nuovo papa, e lo stesso testimone lo ammette quando dice di essersi deciso a parlare solo ora che con Bergoglio c'è un clima diverso. Ma non solo, ci sono molte persone che cercano visibilità o che vogliono accreditarsi come informatori per avere dei vantaggi, che possono essere di natura processuale o carceraria. Ali Agca, per citare l'esempio più clamoroso, ci ha campato per decenni su questa storia, ogni volta inventandosene una diversa!

E qual è il motivo per cui tutta l'attenzione mediatica è sempre stata focalizzata sulla Orlandi e della Gregori nessuno ha mai parlato più tanto?
Semplice: la prima era una cittadina vaticana, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia. Il caso Gregori, dal momento che la ragazzina era italiana, è un argomento mediaticamente meno appetibile rispetto a un presunto intrigo nella Santa Sede!

Che fine ha fatto, allora, Emanuela Orlandi?
Qui entriamo nel campo delle ipotesi. Io ho sempre delle spiegazioni abbastanza lineari: la Storia del Delitto insegna che i casi che fanno molto discutere sono in realtà più semplici di quello che si creda. Più che complotti, Kgb, servizi segreti, io credo che sia stata una storia interna al Vaticano.

Sia più preciso.
Forse qualcuno rapì la ragazza per fare un favore a un prelato che in qualche modo si era invaghito di lei. E ad operare materialmente il rapimento potrebbe essere stata una persona appartenente alla banda della Magliana per sequestrare la Orlandi. Anche se dire Magliana è dire niente, perché a Roma, in qualche modo, tutta la malavita era legata a quella banda. E quindi in quel caso qualsiasi malavitoso potrebbe essere stato, tanto più che per rapire una ragazzina non servono dei professionisti.

La soluzione del caso potrebbe essere meno complicata di quello che si è sempre pensato...
Già, ma c'è da dire che non sempre le soluzioni semplici piacciono al pubblico.



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COMMENTI
25/04/2013 - Speriamo che la verità venga a galla (Schifaudo Nadia)

Speriamo che prima o poi la verità venga a galla in modo che la famiglia di Emanuela possa smettere di soffrire. Preghiamo!