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IL CASO/ Mancino, gay o biondo fa lo stesso? Così l'ideologia della Tv "uccide" le differenze

“Sì alle differenze. No all’omofobia” è il motto conclusivo di una pubblicità che la Presidenza del Consiglio Monti ha mandato in onda su diverse reti televisive nazionali. ROBI RONZA

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Siccome sono mancino, desidero per fatto personale dire qualcosa riguardo a una specie di “Pubblicità Progresso” che la Presidenza del Consiglio Monti ha mandato in onda sulle più diverse reti televisive nazionali considerandola evidentemente una delle cose più urgenti, se non la cosa più urgente in questo momento. A ulteriore conferma di quanta politica le più diverse lobbies possono fare all’ombra di un governo di “tecnici”. 

Si tratta di una rapida sequenza di immagini che inizia con un personaggio che dice “Sono mancino”. Ne seguono altri che aggiungono: “Sono alto”, “Sono basso”, “Sono lesbica”, “Sono gay”, “Sono biondo” e così via, finché fuori campo una voce autorevole afferma in modo conclusivo: “E non c’è niente da dire!”. Chiude il tutto la scritta “Viva le differenze, no all’omofobia”. 

L’ambiguo intreccio di equivoci, tutto basato su una grande confusione di piani, che caratterizza questa trasmissione merita di venire analizzato in dettaglio. Alla sua radice c’è l’idea che da un lato qualsiasi differenza sia equivalente, e che dall’altro qualsiasi differenza sia irrilevante. Senza sacrificare nulla della logica che la sottende, la carrellata di cui sopra potrebbe venire allungata all’infinito fino ad esempio aggiungere un “Sono la vittima” e “Sono l’assassino” o “Sono la stuprata” e “Sono lo stupratore”, “Sono il boia” e “Sono l’impiccato” con il canonico finalino “E non c’è niente da dire!”. È insomma un grave equivoco mettere sullo stesso piano e pretendere abbia il medesimo rilievo l’essere mancini e l’essere omosessuali. E in primo luogo non credo affatto che sia un buon servizio reso agli omosessuali. Non è certo banalizzando  una diversità tanto drammatica, nonché per natura tanto minoritaria, che li si aiuta ad affrontare in modo non lacerante la loro situazione. L’omosessualità è un handicap; e come tale non va discriminata ma nemmeno normalizzata o addirittura glorificata. Perciò non ha senso stracciarsi le vesti di fronte a casi di intolleranza quando di fatto si predispone proprio quel “brodo di coltura” che in personalità fragili perché marginali finisce spesso per alimentarla. 

Con “Sì alle differenze. No all’omofobia”, il suo motto conclusivo, lo spot della Presidenza del Consiglio giunge infine al culmine dell’equivoca confusione che lo caratterizza. In primo luogo il proprium dell’omosessualità è l’attrazione e l’incontro sterile con l’uguale a sé, ovvero esattamente il contrario di quell’incontro fertile che il diverso da sé che è la legge fondamentale della natura.