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SIRIA/ Le suore trappiste: ecco perché siamo decise a rimanere, nonostante tutto

Il vescovo rapito Gregorios Yohanna Ibrahim (Immagine d'archivio) Il vescovo rapito Gregorios Yohanna Ibrahim (Immagine d'archivio)

In realtà il grosso dei problemi è sorto ora. Fino a due anni fa gli appartenenti alle diverse religioni erano abituati da secoli a convivere pacificamente, in amicizia, vicinanza e collaborazione, senza farsi troppi problemi se uno era musulmano o cristiano e via dicendo.

 

In che modo le cose adesso sono cambiate?
Da due anni a questa parte i ribelli hanno insinuato per la prima volta negli animi delle persone un sentimento di ostilità nei confronti di gruppi religiosi o etnici diversi dal proprio, facendo precipitare le cose. La piccola gente, la gente normale in mezzo alla quale viviamo adesso ha iniziato a guardarsi con sospetto, mentre fino a poco tempo fa vivevano in pieno accordo.

 

La regione in cui vivete è ancora abbastanza tranquilla, ma se le cose dovessero precipitare cosa farete?
Noi semplicemente stiamo qui, aperte nella disponibilità, come dice la nostra Regola. Bisogna vedere cosa succede, allo stato attuale delle cose non si possono fare previsioni, ma il nostro intento è quello di rimanere a fianco della popolazione che ci è grata per il fatto che non ci siamo mosse. 

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