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IL GIALLO/ Priore: le carte di Dalla Chiesa sono al centro di una "guerra" di mafia

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (Immagine d'archivio) Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (Immagine d'archivio)

Non escludo si tratti di messaggi tra fazioni mafiose, che riveli quindi che è ancora in corso una battaglia interna alla mafia. La storia della criminalità è piena di corvi che si mandano messaggi in modo anonimo. Non è da escludere, quindi, che il ritrovamento dopo trentun anni di questa borsa, e per di più vuota, abbia un messaggio ancora da decifrare.

Giudice, a che punto è la lotta alla mafia?
Molto è stato fatto, ma molto ancora c’è da fare. Vede, io fui richiamato molti anni fa dal giudice Caponnetto perché avevo ipotizzato che la criminalità sarebbe stata sconfitta non prima del 2000, mentre lui molto più ottimisticamente sperava che gli anni Novanta sarebbero stati quelli decisivi. Penso che non si possa cantar vittoria prima di almeno dieci anni.

La sento piuttosto sconfortata.
Diciamo che sono realista. La mafia, e in modo particolare la ndrangheta, oggi è molto più raffinata di un tempo, sa infiltrarsi bene, grazie ai tanti colletti bianchi... Lo dimostra il suo radicamento fortissimo in regioni un tempo immuni: penso alla Campania, si pensi a Scampia, alla regioni del nord. E lo dimostra la sua presenza costante in zone come la Sicilia occidentale, o la Calabria, dove è ancora molto forte. La guerra è ancora in corso, ed è purtroppo ancora lunga.

(Piergiorgio Greco)

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