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Cronaca

GIUSEPPE GIANGRANDE/ Il neurologo: ecco i danni subiti dal carabiniere ferito

Un colpo di pistola lo ha colpito al collo, procurandogli una lesione midollare. L'uomo rischia la parasili ma, per il neurologo MAURO CERONI, solo il tempo può dare risposte certe 

Giuseppe Giangrande Giuseppe Giangrande

È difficile far dimenticare agli occhi della mente le immagini di quel brigadiere accasciato al suolo, ferito da uno dei colpi che Luigi Preiti domenica mattina ha esploso davanti a palazzo Chigi, sotto gli occhi di tutti. Un corpo inerme, quello di Giuseppe Giangrande, con un proiettile conficcato nel collo e il sangue che scorre a fiotti e si spande sull'asfalto. Un colpo frenetico, forse nemmeno troppo studiato, quello che lo ha centrato, un colpo certamente non opera di un professionista del poligono, che fortunatamente non ha ucciso il carabiniere, ma che, sfortunatamente, rischia di lasciare delle conseguenze pesanti sull'uomo, per la lesione midollare causata dalla revolverata che lo ha centrato. È tempo d'attesa, al Policlinico di Roma dove Giangrande è ricoverato e, nel frattempo, la voce del neurologo Mauro Ceroni ci spiega in quale deficit e per quale potrebbe incorrere una volta sciolta la prognosi riservata.

Perché la lesione alla colonna vertebrale che ha colpito il carabiniere può rischiare di lasciarlo paralizzato?
Il midollo spinale è una parte del sistema nervoso centrale, collocata all'interno del canale vertebrale, che dà origine al sistema nervoso periferico, preposto a condurre le informazioni di tipo motorio dal cervello fino alla periferia del nostro corpo. La pallottola che ha ricevuto il brigadiere a livello cervicale ha leso il midollo ha impedendo questo passaggio di informazioni.

E che parte del corpo può incorrere nella paralisi?
I deficit a livello motorio si possono sviluppare a  partire dal punto della colonna in cui avviene la lesione. 

In che modo l'organismo reagisce a un trauma del genere?
Quando il sistema nervoso centrale viene colpito da una qualunque lesione risponde con un silenzio funzionale che serve alle cellule a sopravvivere il più a lungo possibile.

Quindi il danno neurologico è molto maggiore all'inizio?
Esatto, e se il danno è circoscritto a pochi neuroni tende con il tempo ad autolimitarsi e a essere trattabile con successo attraverso una terapia riabilitativa.

Potrebbe essere il caso di Giangrande?
In realtà, nel suo caso, la direzione sanitaria ha ammesso che nel suo caso una lesione effettiva, evidenziata o dal neurochirurgo quando ha operato o dalla risonanza magnetica, ci sia, ma una notizia confortante è stata che dopo l'intervento l'uomo ha avuto una ripresa della coscienza e, pur in modo temporaneo, della respirazione spontanea.

Perché è una buona notizia?