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Cronaca

RECORD SUICIDI/ Svelano il "padre" che ci manca

Ad aumentare in questo periodo non sono i suicidi, ma i casi in cui sono le motivazioni economiche e sociali che portano a togliersi la vita. L'analisi di FEDERICO PICHETTO

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L'osservatorio nazionale della salute lo ha detto forte e chiaro: i suicidi nel nostro paese sì aumentano, ma non secondo le proporzioni che trasmettono i mass media (l'aumento infatti è dello 0,01%), mentre invece aumentano i casi in cui sono le motivazioni economiche e sociali che portano al suicidio. Questo consacra due luoghi comuni tutt'altro che assodati: da un lato il fatto che la crisi incrementa i suicidi, e questo è drammaticamente vero, dall'altro che la politica sia la via d'uscita a tutto questo, e questo proprio non ha fondamento perché i paesi dove le tutele sociali sono maggiori hanno tassi di suicidio molto più alti di quelli del nostro paese in tempo di crisi.

Il problema, come sempre, sta oltre le cifre e i numeri, sta nella persona. Lo dimostrano i dati diffusi dallo stesso osservatorio sul costante aumento dell'utilizzo di psicofarmaci da parte della popolazione italiana: gli adulti di oggi (nati tra il 1953 e il 1988) sono più fragili di quelli di ieri e questa fragilità non dipende da una circostanza sociale, ma - bensì - da una debolezza della persona, meno sicura di sé e più paurosa della realtà. Trasferendo tutto questo sul piano esistenziale il fatto che emerge è sconcertante: noi oggi siamo meno certi di essere amati. Infatti solo la certezza dell'amore dà alla persona quello slancio e quella forza che la rende capace di resistere di fronte a tutte le circostanze della vita. Senza amore l'uomo è più debole e il suo cuore trema non nei grandi passaggi dell'esistenza, ma nei particolari della quotidianità. Se io non ho la certezza che tutto mi è dato da un Altro che mi ama, la mia risposta di fronte a quello che accade sarà pura reazione: o sentimento inebriante o rabbia che corrode, lentamente, la mia stessa capacità di amare e di costruire anche nella tempesta più impetuosa.

La crisi, pertanto, ha come messo a nudo le fondamenta del nostro vivere insieme e della nostra educazione: il nulla. Occupati a trasmettere nozioni o informazioni morali, ciò che abbiamo perso per strada è la capacità di trasmettere l'amore e la pienezza affettiva. Il vero dramma dei nostri giorni sembrano le cifre dello spread o delle esportazioni, ma in realtà risiede nella nostra capacità educativa di "tenuta" di fronte a quello che accade. Quanti matrimoni reggono all'urto delle difficoltà? Quante amicizie tengono di fronte alla scoperta del peccato? Quanti giovani rimangono fedeli ad un lavoro difficile e usurante? Per fare un uomo, dice un proverbio africano, ci vuole un intero villaggio. E a noi quello che manca è il villaggio, la consapevolezza di un compito e di un destino, la certezza di un bene per tutti e di una vocazione per ciascuno.


COMMENTI
30/04/2013 - Una consolazione che fa andare avanti. (claudia mazzola)

La cosa più bella che ho incontrato nella vita è la Madre Chiesa, mi da un conforto esagerato farne parte e quegli uomini consacrati al Padre mi fanno da testimoni del Cristo Risorto. Auguro a tutti di farsi abbracciare da questa meraviglia ed i brutti pensieri spariranno.

 
30/04/2013 - commento (francesco taddei)

la testimonianza della presenza, del bisogno e della bellezza del padre deve essere affidata alla chiesa, che deve farsi sentire con voce più fortee chiara. il cambiamento non può essere affidato alla politica, divisoria per definizione e laicista per vocazione. il cambiamento deve partire da noi stessi, la politica ne sarà una conseguenza. e ad ispirarci dovranno essere quelli che oggi sono Chiesa.