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Cronaca

BRAIN/ Andreoli: ecco perché Obama vuole scoprire i segreti del nostro cervello

Al via la mappatura del cervello per cercare una cura a malattie neurologiche. In cosa consiste questo progetto ce lo spiega lo psichiatra VITTORINO ANDREOLI

Barack Obama Barack Obama

Ha ricevuto una calorosissima accoglienza, l'annuncio da parte di Barack Obama dell'imminente via del progetto medico-scientifico dal titolo Brain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies, le cui iniziali formano l'eloquente acronimo BRAIN. Protagonista indiscusso della ricerca in partenza negli Stati Uniti, che potrà avvalersi di fondi stanzaiti dal Presidente per il valore di 100 milioni di dollari, è appunto proprio il cervello. Lo scopo è quello di riuscire a mappare dettagliatamente quest'organo analizzando le reti di neuroni che lo formano, non è solamente per capire meglio – per dirla con le parole usate dallo stesso Obama durante la conferenza stampa di presentazione del progetto – “i misteri di quella cosa che sta tra le nostre orecchie”, ma anche per far progredire la ricerca su malattie degenerative come Alzheimer e Parkinson, oppure su patologie come l’epilessia o sulle conseguenze di ictus e traumi. Per cercare di capire meglio in cosa consista il “piano” BRAIN e per “sezionare” - a parole, s'intende – quel cervello così indispensabile alla nostra eppure ancora così enigmatico, abbiamo interpellato lo psichiatra Vittorino Andreoli.
In cosa consiste, nella pratica, la mappatura del cervello promossa dal Presidente americano? Il cervello è l'organo più complesso e importante nel nostro corpo, ma non sappiamo però ancora nel dettaglio come esso funzioni. Molte cose sono state già studiate: le neuroscienze hanno già indagato ampiamente determinati aspetti del cervello, scoprendo, ad esempio, quali sono le aeree cerebrali che si attivano quando un soggetto ascolta della musica. Conosciamo grossomodo le aree in cui un disturbo o la caratteristica individuale risiedono, ma con il progetto BRAIN si ha intenzione di studiare il modo in cui lavorano i neuroni. 
E in che modo lavorano questi neuroni? Le cellule cerebrali, i neuroni appunto, hanno la capacità di collegarsi tra loro con una serie i legami dai quali dipendono sentimenti, intelligenza, genialità, capacità di capire, ma anche molte malattie.
Quindi lo scopo di BRAIN è quello di cercare una cura? Sì, ad Obama interessa la conoscenza del cervello per poter vincere alcuni disturbi, come il Parkinson e l'epilessia, e anche molti disturbi psichiatrici. Lo scopo per cui tira fuori molti denari è studiare le singole cellule neuronali, vedendo cosa fanno quando si connetto ad altre cellule e costruiscono i cosiddetti circuiti.
È la prima volta che si tenta una mappatura di questo genere? No, è un sogno molto antico, già nella seconda metà dell'Ottocento i positivisti sostenevano che il cervello lasciasse impronte sul cranio, che vale a dire: come sei “dentro” si vede da “fuori”. Cesare Lombroso, del quale ho passato anni a confutare le tesi nonostante fosse veronese come me, in Italia fu l'antesignano di questa scuola di pensiero e credeva di poter “mappare” il cervello dall'esterno, guardando il volto e la testa. 
Il progetto BRAIN potrebbe, in corso d'opera, incontrare difficoltà tali da minarne la consistenza? Una prima difficoltà che potrebbe incontrare Obama e che potrebbe rendere la sua ricerca un sogno non raggiungibile, è che il nostro cervello è formato di due parti: una fissa, stabile, deterministica, che non muta, e una – che si chiama “cervello plastico”(collocato nella parte fronto-temporale del cranio) – che è in grado di modificarsi in base alle esperienze.
E il cervello plastico sarebbe difficile da analizzare essendo in continuo mutamento. Esattamente: non si tratterebbe di analizzare un cristallo, ma qualcosa di molto fluido e mutevole, che cambia a seconda delle cose che ci accadono. Sarebbe impossibile una mappatura anche del cervello plastico, perché cambia incessantemente.
Questo sarebbe dunque il primo “contro” del progetto BRAIN. Ce ne sono altri? Un secondo punto a sfavore è che questo progetto potrebbe anche svelare dei segreti per poter modificare la mente umana, insomma, in qualche modo, intervenire sulla struttura del cervello cambiando il modo di pensare, rendendo le persone manipolabili. Questo “sogno” potrebbe quindi rivelarsi non realizzabile perché parte del cervello non è mappabile, ma potrebbe anche rivelarsi dannoso, cogliendo il segreto della libertà che ciascuno di noi ha. In ogni caso la scienza deve andare avanti e c'è comunque grande entusiasmo nell'ambiente.
Partendo dalla sorta di “dicotomia” tra cervello “deterministico” (quello con cui si nasce e che non cambia) e “plastico”, in che modo una persona possiede o meno determinate caratteristiche, o può sviluppare o meno alcune patologie mentali? Il comportamento – quindi l'attività del cervello – dipende da tre fattori: dalla biologia, dalle esperienze che uno fa, e dall'ambiente in cui si vive. Lombroso diceva che le persone  nascono con un cervello determinato e quindi fatale, una tesi confutata da appena 20 anni: io sono stato il primo a dire che i disturbi mentali riguardano il cervello plastico.
Quindi uno non nasce “matto”?