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L’INCHIESTA/ Ecco perché Cosa nostra salvò Berlusconi dalla 'Ndrangheta

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Silvio Berlusconi (InfoPhoto)  Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Il pentito Angelo Siino è stato il “ministro” dei Lavori pubblici di Cosa nostra, l’uomo che teneva i rapporti con le grandi aziende che andavano a investire in Sicilia.

 

Per quale motivo ritiene che le sue rivelazioni, a differenza di quelle di altri pentiti, siano attendibili?

 

I magistrati che hanno condannato Dell’Utri si sono basati molto su Siino, dichiarandolo attendibile come era avvenuto in precedenza nel corso di molti processi passati in giudicato. Quando avvenne l’incontro tra Mafia e ‘Ndrangheta per discutere sull’eventuale rapimento di Berlusconi, Siino racconta che li accompagnò ma che non si sedette a tavola con loro. Capì quindi che c’erano stati momenti di frizione perché durante il viaggio di ritorno in macchina da Milano il boss Bontade era molto contrariato, tanto che esclamò: “Ma questi chi si credono di essere, ci hanno trattato con superficialità”. Siino quindi non racconta nulla di più di quello che cade sotto la sua diretta percezione, non interpreta i fatti ma li descrive e basta.

 

(Pietro Vernizzi)



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