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L’INCHIESTA/ Ecco perché Cosa nostra salvò Berlusconi dalla 'Ndrangheta

Pubblicazione:sabato 6 aprile 2013

Silvio Berlusconi (InfoPhoto) Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Nella seconda metà degli anni Settanta la 'Ndrangheta era decisa a rapire Silvio Berlusconi, ma Cosa nostra glielo impedì. E’ quanto rivela un’inchiesta giornalistica del settimanale “Corriere della Calabria”, diretto da Paolo Pollichieni, che si basa sulla testimonianza del pentito Angelo Siino. L’accordo tra mafia e calabresi fu proprio all’origine della frattura nella ‘Ndrangheta che portò alla sanguinosa faida tra le famiglie dei Condello e dei De Stefano. Ilsussidiario.net ha intervistato il direttore Pollichieni.

 

Per quale motivo la ‘Ndrangheta era pronta a rapire Berlusconi?

Nella seconda metà degli anni ’70 Cosa nostra era leader nel narcotraffico internazionale, e la ‘Ndrangheta era leader nell’anonima sequestri. Le cosche calabresi individuavano dei grandi imprenditori del Nord e li sequestravano. In questo contesto a Pavia fu rapito Giuliano Ravizza, re delle pellicce Annabella, l’imprenditore Borghetti, l’armatore D’Amico. A essere interessati al rapimento di Berlusconi erano i clan di Platì, che a Milano e a ridosso di Milano 2 erano molto forti. Per questo si pensò che Berlusconi potesse essere l’obiettivo ideale dell’anonima sequestri.

 

Quindi che cosa accadde?

Ciò configgeva con altri piani e con altri rapporti che facevano capo a Cosa Nostra. L’obiettivo della ‘Ndrangheta era molto banalmente quello di fare soldi, quello di Cosa Nostra era tenersi buoni i rapporti con Berlusconi e far fare bella figura a Dell’Utri. Per le cosche siciliane la ‘Ndrangheta andava quindi bloccata. Dai verbali in nostro possesso emerge che non fu una cosa indolore, anzi che all’interno della ‘Ndrangheta ci furono i primi strappi tra la famiglia Condello e i De Stefano, che dal 1985 in poi scatenarono una faida che provocò 621 morti.

 

Per quali motivi Cosa nostra riteneva che Berlusconi andasse protetto?

Per la ‘Ndrangheta Berlusconi era solo un ricco imprenditore. Per Cosa nostra, che all’epoca era la leadership criminale, il Cavaliere era molto di più. Non dimentichiamo che era l’uomo della P2, tanto è vero che per salvarlo si mobilitò anche la Massoneria. Berlusconi stava iniziando a gestire le reti e i ripetitori per costruire il suo impero televisivo e si accingeva ad acquistare la Standa, da cui avrebbe tratto benefici anche Cosa nostra. Era inoltre un imprenditore vicino al Partito Socialista, cioè agli ambienti craxiani e quindi ai cementi della famiglia Gardini. Per Cosa nostra poteva rendere quindi molto di più farsi amico Berlusconi piuttosto che rapirlo.

 

Chi è Siino, il pentito che ha rivelato come la mafia evitò il rapimento del Cavaliere?


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