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Cronaca

IL CASO/ Quei disabili che sono più "sani" degli altri

La disabilità è un problema culturale ed economico di tante persone e tante famiglie che si sentono emarginate. CARLO BELLIENI spiega come cambiare atteggiamento

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C’è una bella locanda a Roma, si chiama Locanda dei Girasoli. Spicca perché è nata da un impegno assunto a suo tempo da una serie di famiglie di giovani con disabilità, diventate poi la Cooperativa I Girasoli (alla quale si  sono successivamente unite le Cooperative Cecilia e Al Parco).

Arriva la crisi e la Locanda dei Girasoli, come tante altre realtà imprenditoriali, ha guai seri, e in molti sollecitano ad un aiuto concreto (pubblicità, cene) per farla vivere, perché è un esempio di come la disabilità non sia l’inferno che viene descritto da certi massmedia se trova un ambiente sociale o familiare adeguato. Questo non significa certo che la disabilità sia senza peso, anzi; ma nemmeno una notte invalicabile. 

Ma aprite qualunque quotidiano e della disabilità troverete forse un accenno se c’è un riferimento a un vip. Eppure - solo per limitarci al campo dello sport - in questi giorni si sta organizzando il giro d’Italia in handbike (ma chi ne ha sentito menzione?), evento di altissima difficoltà sportiva; all’Abetone, in Toscana, si tengono giornate di sci per disabili; una ventinovenne napoletana da tre anni paraplegica ha percorso i 5 km della maratona di Lugano, con una tecnologia rivoluzionaria (tramite sensori di movimento e complessi algoritmi, percepisce i movimenti degli arti superiori elaborandoli in un moto organico). E mentre il Cant si aggiudica la Coppa Italia di basket in carrozzina, a Roma si sono disputate le fasi eliminatorie della Champions Leagueica, che affascina; basta provare a guardarlo. 

Già, lo sport: sport paraolimpico, sport minori e sport femminili ancora risentono di una miopia dei media che sanno forse solo vedere l’audience. Non è un comportamento educativo; ma soprattutto non è sportivo nel senso che valorizza dello sport solo quello che indicano gli sponsor - non il valore agonistico reale, che certo non è espresso solo dai campioni strapagati e ultra famosi. Gli sponsor di solito valutano la popolarità di una disciplina o di un campione, e se già è alta la pompano, la rinfocolano… laddove la popolarità era già presente; chi non è già ultra popolare, aspetti; e passa l’idea che sport “minori”, sport femminili e sport di persone con disabilità siano “meno attraenti”. Ma avete mai provato a vedere una gara di judo o una corsa campestre fatta da sportivi (normodotati, disabili, uomini o donne) di alto livello? Roba da accapponare la pelle e domandarsi “Perché non me le fanno vedere di più?”

Gli atleti con disabilità sono certamente portatori di qualcosa di differente, ma compiono gesti ginnici altissimi, tanto che diventa chiaro che - paradosso - sono “più in salute” di tanti soggetti senza handicap. Fatela voi una discesa libera sulla neve con uno sci solo!