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LA STORIA/ Cristina: tre figli e un marito senza lavoro, qualcuno ci ha salvati dalla fine

Molte madri, con i mariti in cassa integrazione o disoccupati, tengono in piedi famiglia e figli, senza cedere alla disperazione. La testimonianza di una di loro, CRISTINA BETTI

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La crisi non risparmia nessuno. Le cifre parlano chiaro: il 38% dei giovani è disoccupato, le famiglie sono con l'acqua alla gola e il numero dei poveri sta arrivando al galoppo a toccare i 4 milioni. Numeri e percentuali, dietro i quali si nascondono le storie e le vicende più diverse, alcune delle quali unite da un sottile fil rouge. Sono le storie di numerose donne e madri, i cui mariti sono rimasti improvvisamente disoccupati o sono in cassa integrazione, e le cui famiglie vanno avanti con il solo stipendio part-time che loro, le donne, portano a casa, in una sorta di rovesciamento dei ruoli fino ad ora quasi del tutto inedito in Italia. Donne che hanno la forza di alzarsi ogni mattina per andare sul posto di lavoro, ma anche di raccontare la loro storia, ognuna secondo il suo temperamento, ma tutte accomunate dalla profonda dignità con la quale parlando di sé, delle loro famiglie, delle loro preoccupazioni. Si è raccontata a ilsussidiario.net Cristina Betti, operaia di Forlì, moglie e madre di tre figli. La sua famiglia è vissuta per lungo tempo grazie al suo solo reddito. 

 

Cristina, ci racconti la sua storia.
Circa tre anni fa, mio marito, che è un operaio metalmeccanico, perse il lavoro e sperò di potersi mettere in proprio, ma alla fine la cosa non è andata a buon fine. Lui si è dato da fare per cercare una nuova occupazione, che non arrivava mai, la crisi si è fatta sempre più intensa e noi ci siamo ritrovati, negli ultimi due anni, con solo mio stipendio di 8-900 euro al mese da operaia part-time alla Formula Servizi di Forlì, per mantenere noi stessi e i nostri tre figli di 19, 13 e 7 anni.

 

E come avete fatto?
Ci siamo un po' arrabattati chiedendo l'aiuto di amici e parenti e della Caritas, senza perdere mai la speranza in tutte le situazioni, anche quelle più critiche. Siamo andati avanti così finché adesso, finalmente, mio marito è riuscito da una settimana a inserirsi in un nuovo contesto lavorativo e abbiamo iniziato a tirare il fiato.

 

Chiedere aiuto è la cosa più difficile del mondo. In che modo lo si può fare senza vergognarsi o sentirsi in difetto?
L'apertura nei tuoi confronti degli altri che ti sono più vicini ti porta ad avere più coraggio nel dire la tua situazione, ti aiuta a raccontarti, senza aspettarti che l'altro possa risolverti la vita, che è tua. Ma già solo il fatto di poter esternare a qualcuno il disagio e le paure è indispensabile per mantenere la lucidità in momenti del genere, in cui ti guardi in tasca e non hai un soldo e non sai dove sbattere la testa.

 

Quindi, per essere aiutati, il primo passo tocca a noi?