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IUS SOLI/ Don Mussie Zerai: per prima cosa cambiamo la legge Bossi-Fini

Pubblicazione:domenica 12 maggio 2013

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Garantire la cittadinanza ai figli dei cittadini stranieri nati in Italia. È l’obiettivo dichiarato dal neo ministro per l’integrazione Cécile Kyenge, che rivendica un diritto che appartiene a molti. Da alcuni si parla di un disegno di legge sullo ius Soli (il diritto di terra) da varare nel giro di poche settimane. Un ddl all’americana: la cittadinanza legata non al sangue dei genitori, ma al luogo di nascita (di inserimento nella scuola e nel sistema fiscale).

Il principio è semplice: chi nasce in Italia, frequenta le scuole italiane, acquisisce un dialetto locale, paga i contributi e a tutti gli effetti è integrato, ha il diritto di essere cittadino italiano.

Molti sono scettici sulla proposta del ministro Kyenge, a cominciare dal presidente del Senato Piero Grasso che, in riferimento allo ius soli, ha parlato del “rischio è di vedere una gran quantità di donne venire in Italia a partorire solo per dare la cittadinanza ai propri figli”. Ma è don Mussie Zerai, sacerdote cattolico e presidente dell’Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo che, intervistato da ilsussidiario.net, rassicura chi teme un flusso migratorio in crescita verso il nostro paese: Non è che tutte le donne incinte del mondo, se verrà data la cittadinanza ai loro figli, verranno a vivere in Italia solo per questo, ci sono molti altri paesi che adottano lo ius soli”.

 

Cosa dice di ciò che sta avvenendo in Italia riguardo alle discussioni sullo ius soli?

Da tanti anni, occupandomi della migrazione e in particolare dei rifugiati, chiedo che venga superata (attraverso delle iniziative che ho organizzato) l’attuale legge sulla cittadinanza per permettere anche a quelli che sono nati in Italia d veder riconosciuto il diritto alla cittadinanza. Perché sono Italiani a tutti gli effetti: nati e cresciuti in Italia, spesso nemmeno conoscono il loro paese d’origine, eppure vengono trattati come stranieri. Spero che questo ostacolo venga superato presto, è inutile cercare dei cavilli per impedire che questo avvenga. Anche il timore di alcuni politici è assurdo.

 

Il presidente del Senato Piero Grasso ha commentato la proposta del ministro per l’integrazione dicendo “Starei attento a parlare di ius soli, perchè il rischio è di vedere una gran quantità di donne venire in Italia a partorire solo per dare la cittadinanza ai propri figli . Meglio uno ius soli temperato dallo ius culturae. È veramente così, ci potrebbe essere questo rischio?

In qualsiasi circostanza si corrono dei rischi, ma non credo che appena si venisse a sapere che è riconosciuta la cittadinanza per chi è nato sul suolo italiano, tutte le donne incinte del mondo si riverserebbero in Italia. Non è realistico, sono paure prive di ogni fondamento. Ci sono anche altri paesi europei che riconoscono il diritto alla cittadinanza per chi è nato sul suolo del loro paese, eppure non credo che ci sia questo flusso di donne incinte che vanno a partorire in questi paesi.

 

Non c’è rischio che il numero di clandestini possa aumentare in Italia?


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