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Cronaca

KABOBO/ Meluzzi: nella sua testa ronzano le voci della nostra solitudine

Sono tre le vittime della furia di Mada Kabobo, che ha preso a picconate i passanti a Milano. Il gesto di un malato, lasciato solo con i suoi deliri, dice di lui ALESSANDRO MELUZZI

Mada KaboboMada Kabobo

Niguarda, periferia Nord di Milano, cinque del mattino. Mada Kabobo, 31enne ghanese sbarcato in Italia nel 2011 e in attesa di asilo politico, assale la prima di sei vittime della sua incontrollabile furia, prima con una spranga di ferro e poi con piccone trovato in giro. Per un'ora e mezza l'uomo si aggira per le strade semideserte senza che nessuno dia l'allarme ed è solo alle 6 e 37 che, dopo aver colpito a morte tre persone, viene fermato dalla polizia. Interrogato nel carcere di San Vittore, Kabobo parla uno strano dialetto ghanese, che persino l'interprete stenta a capire ma le poche parole comprensibili che escono dalla sua bocca fanno raggelare chi lo ascolta: “Sentivo delle voci cattive”, dice, a chiosa di un dramma nel quale la figura del carnefice appare, per certi versi, più simile quella di una vittima che a quella di un assassino. Il dramma di un uomo solo, invisibile, in balia di se stesso e dei deliri della sua mente. Il dolore delle famiglie dei tre uomini uccisi dai colpi del suo piccone. Ma anche il dramma di una società che davanti al male sta muta, con rassegnazione e indifferenza e che, con la sua chiusura e la sua freddezza nei confronti delle debolezze e delle fragilità delle persone, non fa che alimentare il circolo della violenza, dice lo psichiatra Alessandro Meluzzi.

Prende a picconate la gente e si giustifica dicendo di aver sentito “voci cattive”. Chi è veramente Mada Kabobo?
È uno psicotico con comportamento delirante e allucinazioni auditive che, per il loro contenuto violento, lo hanno spinto ad azioni imprevedibili. E il contesto di totale isolamento e mancanza di relazioni interpersonali nel quale viveva ha aggravato il suo delirio che ha assunto delle forme estreme e parossistiche. Inoltre tutti gli elementi di questo caso ci parlano di una realtà nella quale la dimensione dell'anonimato è evidente. Se prima eravamo abituati ad exploit di folli in piccole cittadine degli Stati Uniti, dove la solitudine e l'anonimato sono il pane quotidiano della gente, adesso assistiamo a fatti del genere anche alle nostre latitudini, con esplosioni di pazzia imprevedibili e incontrollabili.

In che senso l'esplodere della follia è divento meno prevedibile?
Fino a poco tempo fa, chi soffriva di un grave disagio psichico era solito sfogarsi all'interno del suo contesto familiare. Ma in una società senza struttura è chiaro che la violenza diventi sempre più imprevedibile e la vittima dello psicotico non è più colui o colei che è stato l'oggetto della sua aggressività per lungo tempo ma chiunque gli si pari davanti. Questo fatto è direttamente figlio della condizione di assoluto anonimato in cui si trovano oggi gli individui, dopo che la dimensione comunitaria della vita è andata perduta.

Lei si riferisce anche alla reazione avuta dalle prime persone aggredite dalla furia di Kabobo, che non hanno dato l'allarme? 


COMMENTI
15/05/2013 - Abbandonato (nicola mastronardi)

Questa persona sicuramente ha avuto contatti con (avvocato, associazione, centro di accoglienza,ecc),perchè qualcuno il ricorso alla sua espulsione l’ha fatto. Questo qualcuno secondo me non ha spiegato a questa persona che l’Italia è una nazione dove ci sono diritti e doveri. Diritto di fare ricorso ma anche doveri, avere un posto dove dormire e un lavoro (so bene che oggi non è facile) e inoltre questo qualcuno non ha preso a cuore la persona ma lo ha trattato come una pratica da espletare per poi abbandonarlo.Fino all’esplosione violenta e disumana. Comunque se il signor Niki Ventola diceva di avere paura di girare a Roma la sera, io ho paura di alzarmi la mattina e andare a lavorare a Milano, perchè di Mada Kabobo abbandonati a se stessi ce ne sono tanti. Grazie

 
15/05/2013 - commento (francesco taddei)

non bisogna giustificare nessuno