BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BIMBI MALTRATTATI/ A che vale essere maestre, senza quel poco d'amore che è tutto?

Pubblicazione:giovedì 16 maggio 2013

InfoPhoto InfoPhoto

Per questo la storia dell’asilo di Roma, con la maestra e la preside complici in maltrattamenti e ingiurie ai piccini, è grave e oscena. Nessun sentimentalismo: i bimbi non vanno trattati a zuccherini, tocca essere dolcemente fermi, essere quel che ci chiedono di essere, dei grandi con un ruolo, che vogliono il loro bene, in ogni attimo della giornata. Qualche volta devono dirti no, è normale, proprio come la mamma. Ma infierire sui piccoli ci scandalizza giustamente non solo per l’oggi, che perfino uno scappellotto si può dimenticare. Ma per quel che può generare domani.

La storia dell’asilo di Roma, come tanti altri asili, perché ce ne sono ogni anno, di storie così, e le botte e gli insulti non sono gli abusi peggiori, ci spinge a una responsabilità. La sfida educativa è troppo importante per affidarla a mani indegne e impreparate. Adesso le maestre d’asilo devono essere laureate. Probabilmente ci sono ragazze ben più competenti di un tempo, sanno di psicologia e pedagogia, hanno un pezzo di carta da esibire, e mi auguro che sia loro utile, dopo tanta fatica, per trovare un posto di lavoro stabile, appassionante. Ma che abbiano a cuore anzitutto la loro umanità, che guardino ad ognuno dei piccoli che incontrano ogni mattina come a un dono, a una rarità preziosa e inimitabile, da addomesticare, come il Piccolo Principe con la volpe, o con la sua rosa solitaria sul pianeta lontano. Ogni bimbo è un pianeta, ogni bimbo va scoperto e amato per quel che è, con infinita tenerezza, per la sua meravigliosa fragilità. Che ci ricorda chi siamo, che ci mette al servizio per tirar su forti e sereni uomini donne, per il tempo che ci sono affidati.

Oggi gli adulti, tutti noi adulti, soffriamo di una fragilità che non è coscienza costitutiva dell’essere, ma freno inibitore da esorcizzare con violenza e trasgressione. Qualche sociologo parla di stress, lo attribuisce di solito alla società, alle sue contraddizioni. Tocca avere il coraggio di guardare in faccia i nostri nonni, che di stress non hanno mai sentito parlare, ma hanno vissuto tra guerre e persecuzioni, tra miseria e sacrifici. Sapevano, quelli buoni, come tirar su un bambino. Che quelli cattivi, un tempo come oggi, sono colpevoli loro, e non contano affatto le condizioni che vivono, magari le più sfavorevoli. 

Se un uomo o una donna non sa reggere le condizioni, se è esaurito o in crisi, non si occupi di bambini, e lo Stato deve osservare scrupolosamente che questo non accada. Magari tralasciando concorsi e attestati, e ampliando monitoraggi e colloqui a quattr’occhi con i futuri insegnanti. E’ già tardi quando si installano telecamere nascoste. 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
16/05/2013 - fuori controllo (Anna Di Gennaro)

Perchè devono accadere fatti e misfatti simili per allertare chi ha il dovere di pre-occuparsi della salute, di tutti, a scuola? Il 9 dicembre 2009 veniva pubblicato un mio articoletto dal titolo significativo "Ma chi ha controllato quel nido?" nel quale commentavo l'analoga vicenda accaduta presso l'asilo Cip e Ciop in provincia di Pistoia. Ministri e Sottosegretari si pre-occupano di tutto fuorchè di monitorare la salute mentale di chi lavora a stretto contatto con i bambini. La professione docente è anche logorante: gli studi scientifici comparativi lo hanno dimostrato chiaramente e in Francia sono già corsi ai ripari attivando equipe di controllo periodico, da anni. In Italia a chi spetta il delicato compito? Questo non mi compete. Scelte politiche oculate e non scellerate dimostreranno se davvero lo Stato utilizzerà risorse umane per tutelare i piccoli cittadini di un Paese in declino, invecchiato e privo del buonsenso del Bene comune di cui tutti si riempiono la bocca... Il grido di dolore del bell'articolo odierno non resti inascoltato anche questa volta!