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BIMBI MALTRATTATI/ A che vale essere maestre, senza quel poco d'amore che è tutto?

Pubblicazione:giovedì 16 maggio 2013

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Pensate a cosa passa per la testa di un bimbo piccolo, la mattina presto, quando lascia l’abbraccio di sua mamma, e non sa calcolare per quanto tempo non potrà vederla. Pensatelo trascinare lo zainetto con la merenda, con quel grembiulino che tira un po’ sulle spalle, per corridoi e stanze da condividere con altri bambini, che non ha affatto voglia di conoscere. Oppure, se è più grandicello, irrompere correndo e inventare scherzi e lazzi, così, per farsi vedere, sapendo bene che le maestre sorridono, e gliene perdonano tutte.

Quelle maestre mamme sempre pronte col fazzoletto a pulire i moccoloni dal naso, con una salviettina sulle ginocchia sbucciate, che sanno raccontare storie così belle e far saltar fuori dalle pagine di libri colorati, pieni di formichine nere nere, principesse e draghi, marziani e supereroi. Che ti lasciano sporcare di farina il tavolo, e disegnare sui muri, e fanno girare forte forte la giostra che gira la testa, e se piangi, perché si piange spesso a tre, quattro anni, sanno consolare e dire parole così dolci che qualche volta riesci a sopportarla, l’assenza della tua mamma.

Pensate a un bimbo così, un bimbo come tutti, che ogni giorno deve aver paura, che sente solo urlare, che non può piangere né farsela sotto se trema, perché gli fanno pulire la pipì in terra, anche con la faccia se non sta attento, ma sì, l’ha detto lei, l’ha detto quella maestra. Quel bimbo che non riesce a parlare, che non sa dire yellow davanti a un limone o red per una mela, quello che sta sempre in un angolo, da solo, e già i compagni lo prendono in giro.

Quel bambino lì si sente chiamare sempre bastardo e scemo e zozzo, e ha paura anche degli altri bambini, perché la maestra cattiva manda loro, che sono forti, a picchiarlo e spintonarlo quando scende le scale, a dargli le sberle sulla testa, ridendo. Un bambino così’, come tutti i bambini, cosa può pensare dei grandi, di quelli che dovrebbero accoglierlo, e di quelli che dovrebbero custodirlo, e avere a cuore la sua letizia.

Mamma, papà, perché mi volete male? Come può pensare che non si tratti, ogni giorno, di un abbandono? Come potrà, fra qualche anno, entrare a scuola allegro e desideroso di imparare, e cercare in un adulto un maestro, una guida, un braccio e una mente sicuri per spalancarlo alla realtà? Un bambino così, come tutti i bambini, sarà malvagio o debole, insicuro, o semplicemente indifferente, chiuso in un sospetto castrante verso tutto e tutti. 


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COMMENTI
16/05/2013 - fuori controllo (Anna Di Gennaro)

Perchè devono accadere fatti e misfatti simili per allertare chi ha il dovere di pre-occuparsi della salute, di tutti, a scuola? Il 9 dicembre 2009 veniva pubblicato un mio articoletto dal titolo significativo "Ma chi ha controllato quel nido?" nel quale commentavo l'analoga vicenda accaduta presso l'asilo Cip e Ciop in provincia di Pistoia. Ministri e Sottosegretari si pre-occupano di tutto fuorchè di monitorare la salute mentale di chi lavora a stretto contatto con i bambini. La professione docente è anche logorante: gli studi scientifici comparativi lo hanno dimostrato chiaramente e in Francia sono già corsi ai ripari attivando equipe di controllo periodico, da anni. In Italia a chi spetta il delicato compito? Questo non mi compete. Scelte politiche oculate e non scellerate dimostreranno se davvero lo Stato utilizzerà risorse umane per tutelare i piccoli cittadini di un Paese in declino, invecchiato e privo del buonsenso del Bene comune di cui tutti si riempiono la bocca... Il grido di dolore del bell'articolo odierno non resti inascoltato anche questa volta!