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GUSTO/ Il Salone del Libro di Torino e quella cultura della cucina che diventa pop

All’edizione del Salone del Libro di quest’anno, spiega PAOLO MASSOBRIO, l’enogastronomia è stata definitivamente nobilitata come settore dall’elevata caratura culturale

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Il Salone del Libro a Torino. Ecco uno degli appuntamenti dell'anno, una tappa rassicurante come lo sono la vendemmia o la raccolta delle noci la notte di San Giovanni. Siamo a Torino e il fatto di venirci a maggio è una cosa che, tutto sommato, non dispiace. Ed io, se non fossi imbrigliato da faccende di lavoro, mi prenderei un bel libro e me lo andrei a leggere sotto i portici di piazza san Carlo, mentre sfila quell'umanità varia che oggi annovera anche tanti turisti. Che il salone del libro nasca a Torino e debba restare a Torino è una cosa ovvia: Torino è storia, è cultura, è riflessione. E' parte della vita del nostro paese e in piazza Castello sarà palazzo Madama a ricordarlo. Ma torniamo al Salone, che ha un pubblico tutto suo, diverso da altre fiere come potrebbe essere il Salone del Gusto che si anima ogni due anni nei medesimi padiglioni del Lingotto. Il pubblico del Salone del Libro è fatto di gente che si concede del tempo per leggere, nel segno del libro che non tramonta mai. E ci sono quelli che vanno al Lingotto per cercare e seguire gli incontri con gli scrittori celebri e quelli che invece sanno pazientemente rovistare fra le varie case editrici per trovare talenti letterari, al netto delle classifiche dei giornali. E' un'arte anche questa, che richiede tempo, passione, capacità di lettura al primo istante. Il decano dei librai della mia città, Cesarino Fissore, diceva che i libri vanno annusati: da li si capisce se avranno successo. Beh, tra le novità di quest'anno, in fatto di odori c'è anche lo spazio Cook book, che corrisponde al boom di libri dedicati al cibo, figli di trasmissioni televisive, ma anche di cuochi celebri che trasmettono i loro segreti. Dentro a questo salotto nel salone mi sono così cimentato, quest'anno, a percorrere la storia della creatività della cucina italiana, che curiosamente ha un inizio con Gualtiero Marchesi e una fine, lunedì, con un suo allievo, Davide Oldani, campione della cucina pop. In mezzo ci sono cuochi come Igor Macchia della Credenza di San Maurizio Canavese o Enrico Bartolini del Devero Hotel di Cavenago Brianza, ma anche una cuoca che si è formata su un libro, le Ricette regionali di Anna Gosetti della Salda, che porta il nome di Luisa Valazza, cuoca del Sorriso di Soriso.