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GIORNATA MOVIMENTI/ Così la Resurrezione entra nel mondo

Nell’anno della fede proclamato da Benedetto XVI, papa Francesco presiederà oggi la Giornata dei movimenti. Quali sono le loro sfide nel mondo contemporaneo? SALVATORE ABBRUZZESE

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

La presenza oramai consolidata dei movimenti religiosi all’interno della Chiesa, in particolare di quella cattolica, risponde, per chi vi aderisce, all’esigenza elementare di rielaborare la propria consapevolezza religiosa dentro l’esperienza concreta di un’appartenenza condivisa. In pratica se, in linea di principio, non è possibile “incontrare Cristo” senza incontrare quanti condividono questo stesso desiderio e si attivano di conseguenza, i movimenti rappresentano l’intreccio tra quest’esigenza di educazione e quella di vita trasformata a partire da una rete concreta di persone che la condivide e la sostanzia.

Ovviamente ogni movimento declina questa stessa esperienza in modo particolare. Nel caso di Comunione e liberazione, per esempio, questa si espone costantemente alla dimensione della “carità” e a quella dell’“opera”: due modi tra loro connessi di coniugare esperienza educativa e appartenenza ecclesiale all’interno della società contemporanea. Sotto quest’aspetto, Cl non è semplicemente “aperta” al mondo, ma di fatto è “lanciata” all’interno di questo. Da qui scaturisce quella sorta di operosità visibile ed organizzata che tanto stupisce gli osservatori.

Certo, la realtà cambia. Molto anni sono trascorsi da quel memorabile 30 maggio 1998 in piazza San Pietro, in compagnia di papa Giovanni Paolo II. Ho la sensazione che dal 1998 ad oggi molto si sia chiarito e tutto appaia meno “ruvido”. La presenza dei movimenti risulta sempre più consolidata. Oggi, più di quindici anni fa, appare ancora più chiara la loro sostanza, i caratteri costitutivi di ciascuno di questi. In una realtà come quella di Cl ad esempio appare oramai chiaro, e molto più netto di quanto non lo fosse già in passato, il pensiero e l’opera di don Giussani. Proprio ora che questi, il fondatore, non è più presente in carne ed ossa appare tutta la ricchezza della sua iniziativa e delle sue intuizioni. Si potrebbe dire che oggi si può constatare, con maggiore facilità, l’importanza e la misura della sua eredità. Un tale processo di chiarificazione sembra avvenire anche in un altro movimento per il quale il fondatore è scomparso: i focolarini.

Nel tempo che stiamo vivendo, i movimenti trovano dinanzi a se stessi diverse sfide. In declino l’epoca dei conflitti di tipo puramente ideologico, tesi ad inquadrare ed a liquidare i movimenti religiosi all’interno dello scacchiere politico attribuendovi le etichette dell’asse destra/sinistra o dello scacchiere culturale posizionandoli dentro la dicotomia tradizione/progresso, la sfida appare, oggi, più diretta. Si tratta, per il mondo, di tollerare una Chiesa “confessante”, per la quale il Cristo storico è un fatto e l’intera esperienza degli apostoli e dei discepoli è ancora concretamente percepibile. Ad una rappresentazione laica del cristianesimo come religione millenaria, fondata a partire da reperti storici tutti da definire ed eternamente da precisare, si contrappone la convinzione secondo la quale tutto è appena avvenuto ed il sudario ripiegato è stato appena riposto. Quello che per la società secolare è una radice confusa e opaca, per i movimenti religiosi appare come un fatto storicamente evidente e, proprio per questo, ancora nitidamente leggibile.