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Cronaca

DALLA FRANCIA/ Perché Hollande teme più i Veuilleurs delle bande che devastano Parigi?

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Certo, è in agguato la tentazione di approffittare della fragilità del governo attuale e sempre più numerose sono le voci che si alzano per rivendicare un probabile cambiamento di governo, una dissoluzione del parlamento o – meno probabile – le  demissioni  di Hollande. C’è da scommettere che, nonostante gli appelli alla misura dei suoi leader, nella nuova «Manif pour tous» del 26 maggio questi slogan tenteranno di farsi sentire. 

Ma questo ripiego comodo, che certi esponenti dell’opposizione di destra cercano ovviamente di manipolare, sarebbe la riduzione più meschina e triste. È ovvio, per chi sa guardare, che la posta in gioco va ben oltre quella di un governo, di sinistra o destra che sia, o di una legge. La diversità sorprendente del popolo che si è alzato ha in comune una domanda; dietro gli slogan che grida in piazza, dietro le diverse azioni che spuntano ogni giorno da tutte le parti, in questione c’è l’uomo e ciò che lo costituisce: chi sono io? che cosa voglio della mia vita? in quale mondo voglio vivere e crescere i miei figli?

Ci vorrà forza, pazienza e determinazione per non cedere alla tentazione di risedersi comodamente dopo la sconfitta (dal punto di vista della legge, ormai firmata e approvata) con in mente il ricordo di momenti belli e esaltanti, ma in fondo lasciandosi rinchiudere nella superficialità della mentalità comune di prima, come il mare in  bonaccia dopo la tempesta. In ciò, il movimento dei Veilleurs, che punta sull’educazione dei giovani attraverso la ragione e la cultura sembra particolarmente interessante. 

Qualche sera fa centinaia di giovani delle periferie hanno approfittato della festa del PSG in occasione della vittoria in campionato per invadere Parigi. Stando a quello che essi dicono non importa loro nulla del calcio, l’unico scopo era distruggere e rapinare. Scene di guerra civile: bus di turisti fermati per strada e valigie portate via sotto gli occhi dei passeggeri terrorizzati, negozi sfondati e derubati, fermate di autobus e macchine distrutte “gratuitamente”. Bilancio: oltre a quartieri interi devastati, 30 feriti, di cui 3 poliziotti (a cui non si può che rendere omaggio per il coraggio con cui hanno cercato di intervenire, nonostante le poche forze che erano state previste dai loro superiori), e soltanto 21 denunciati. Sentendo Bertrand Delanoë commentare che “alcuni imbecilli hanno rischiato di rovinare la festa” e che “non si potevano  prevedere più forze di polizia senza togliere l’aria di festa”, l’amaro sale in bocca a tanti tra gli oppositori alla legge del matrimonio gay: essi hanno viva  nella mente la sera del 14 aprile, in cui 67 giovani ragazzi radunati pacificamente nei pressi del Parlamento che stava per votare la legge sono stati portati via senza un gesto di resistenza e arrestati per quindici ore senza che ci sia stato l’ombra di una degradazione o di una violenza.