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IL CASO/ Il "trucco" dell'Europa per legalizzare pedofilia e incesto

Attenti alla Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, volta a combattere la "discriminazione". Il commento di ALESSANDRO BENEDETTI

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Il precedente governo ha aderito sei mesi fa a un progetto sperimentale del Consiglio d’Europa per la lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Ora l’Unar (ovvero l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, istituito all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità) ha pubblicato le linee guida per l’applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere: “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”.

Il documento – basato sul presupposto, determinato da una precisa visione del mondo, che l’uomo non sia stato creato maschio o femmina e che non esista una legge o un diritto naturale precostituito, ma solo degli usi e costumi che si evolvono col tempo – formalmente si propone di sollecitare le diverse istituzioni del Paese ad approntare le misure idonee a contrastare ogni forma di discriminazione nei confronti di soggetti di qualsiasi orientamento sessuale (obiettivo assolutamente condivisibile). Ma a leggerlo con attenzione si scopre che nei fatti il vero obiettivo è quello di parificare, cioè mettere sullo stesso piano, sia dal punto di vista culturale che giuridico, tutte le opzioni sessuali così come le coppie omosessuali o le “nuove famiglie” rispetto a quelle etero.

E questo attraverso misure, soprattutto di carattere educativo e culturale attuate fin dalla prima infanzia, che di fatto finiscono per “sponsorizzare” e promuovere tali orientamenti o opzioni. L’obiettivo ultimo già si conosce: permettere che tutti abbiano gli stessi diritti e quindi possano sposarsi, costituire delle normali famiglie, adottare dei bambini e un domani (molto prossimo) poter avere dei figli propri accedendo all’inseminazione artificiale in “combinato disposto” con l’utero in affitto, eccetera.

Chi scrive non ha problemi ad ammettere che, limitatamente ai punti appena esposti, considera l’attuale “discriminazione” nei confronti dei suddetti soggetti giusta (una cosa che dovrebbe molto far riflettere è che, ove la legge sull’omofobia fosse già stata approvata così come “raccomandato”, tale dichiarazione avrebbe il valore di autodenuncia determinando il possibile avvio di un procedimento penale). Ma cosa vuol dire discriminare?

Vuol dire distinguere, differenziare, scegliere. Allora la discriminazione non è un male in sé, ma lo diventa quando essa è priva di valide ragioni e di senso. Se ad esempio impediamo ad un non vedente di pilotare un aereo noi lo stiamo discriminando ma, facendolo per una più che sacrosanta ragione, quella discriminazione sarà giusta. Altrettanto non si potrebbe dire se impedissimo allo stesso soggetto di salire a bordo del velivolo come passeggero. In questo caso la discriminazione sarebbe irragionevole e quindi ingiustificata.


COMMENTI
20/05/2013 - Eterosessuali discriminati (GIOVANNI PIERONI)

Sono d' accordo con l' autore dell' articolo. Se questa strategia sarà portata avanti ad essere discriminati saranno gli eterosessuali, che rischieranno di essere perseguitati se esprimeranno le loro perplessità