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CONCERTONE PRIMO MAGGIO/ Il rito blasfemo e radical chic che col lavoro non c'entra niente

Il concertone ha seguito il solito logoro canovaccio. Musica, ideologia, qualche storia (strumentalizzata) e la solita "satira" antireligiosa. Che c'entra col lavoro? Ne parla MONICA MONDO

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Concerto del 1 maggio: seguirlo tutto è una penitenza, confesso subito che mi sono persa qualcosa. Ma tocca dirlo e chissene del politically correct: una vera pena. Non per quel che ha detto la Camusso, che forse ha fatto il suo tempo. Risposta scontata, senz’altro. La vera domanda da farsi è un’altra. Chi paga?

I sindacati, cioè i lavoratori e noi tutti, con milioni di disoccupati, e la trimurti ingrigita nel corpo e nello spirito a gridare contro la politica, quando butta il denaro in una parata di arroganti ragazzotti emuli di padri e nonni arrabbiati, dai 70 in poi, di una rabbia inconcludente eppur cattiva maestra. Ha ragione Elio, a dissacrare il rito ingessato nella coreografia di bandiere e magliette del Che, con la sua canzone mal tollerata, che svela la vecchiezza e la noia di reperti ideologici sempre uguali.

Solito copione, un pezzo rocchettaro e strappa indignazione un precario; un secondo, e c’è l’esodata dei call center; segue un po’ di pubblicità Rai, e Giacobbo ci informa che la divulgazione scientifica si intensifica sul 2 quest’estate (Crozza avrà materiale nuovo). Poi lo scrittore oscurato dalla grande editoria, il cantante sanremese che inneggia all’amore gay e il ricordo di chi sul lavoro ci perde la vita, e magari vorrebbe che non si speculasse sulle loro tragedie. Ma quella gente lì in piazza, non è consapevole, matura e decisa a riconquistare una centralità e bla bla bla, come spiegano i capi. Alcuni sono lì per curiosità e svago, perché c’è qualcuno che suona e il primo maggio uscire da Roma è un inferno. La maggior parte per un’indebita campagna propagandistica contro il governo (questo, quello di prima, che importa, basta la parola, il rap aiuta) e una puntuale manifestazione prelettorale per le comunali di Roma. Fossi stata nel sindaco Alemanno non avrei dato l’autorizzazione. Volete Marino primo cittadino, come gridano i manifesti e gli striscioni sapientemente zoommati dalle telecamere? Se viene eletto, fatevelo autorizzare da lui l’anno prossimo, il Concertone, con la sua sfilata di glorie della musica e della cultura, la parte presentabile e morale del paese, quella che può farti la predica, perché è quella che pensa ai giovani, alla gente, ai suoi diritti.

Maestra delle feste, Geppi Cucciari, che si onora di non assomigliare alla Santanchè (e la solidarietà femminile, le pari opportunità, il rispetto delle donne? E poi ci si è indignati con Battiato…) e s’ingegna con battute freddine, dato che gli effetti speciali quest’anno non ci sono, costavano troppo. Versione Activia. Pure il primo maggio è più sobrio, ci spiegano. Ci spieghino perché non sono a placare o a liberare il sindacato da ombre funeste nelle piazze dove si inneggia a chi ha sparato a un carabiniere, dove i centri sociali incitano alla sommossa.


COMMENTI
04/05/2013 - esserci o non esserci (luisella martin)

Io per fortuna non c'ero e non ho visto il programma tv che lo mandava in onda. Ero impegnata a cercare notizie relative ad un massacro di crocerossine in provincia di Cuneo per la mia autobiografia. Niente! Dopo aver appreso, attraverso internet, di molti fatti, come l'eccidio di Boves, successivi all'8 settembre, oggi, cliccando Google, mi sono imbattuta in un articolo di Pansa sul 25 aprile che spiega perché questa data non è una festa di tutti. Pare che, terminata la guerra, la resistenza si sia divisa, quella comunista da una parte e quella cattolica dall'altra. Probabilmente le crocerossine furono uccise dai partigiani e non dai tedeschi e questo fatto, secondo quella sinistra comunista, si doveva tenere nascosto, perché vergognoso. Mi convinco sempre più che tocca agli sciocchi "esserci", nello sventolare preservativi, mentre sono i malvagi a "non esserci", quando si racconta la verità.