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Cronaca

ASSEMBLEA CEI/ La prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco

E' cominciata oggi la 65esima assemblea nazionale della Conferenza Episcopale italiana. Pubblichiamo il testo integrale del discorso introduttivo del cardinale Angelo Bagnasco

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Sono cominciati i lavori della 65esima assemblea nazionale della Conferenza Episcopale italiana che durerà fino al 24 maggio. Pubblichiamo il testo integrale del discorso introduttivo del cardinale Angelo Bagnasco



Venerati e Cari Confratelli.

La Chiesa e il mondo guardano a Roma

Nell’eco viva della Pentecoste, ci troviamo per il consueto e mai scontato compito di collegiale discernimento che riguarda la Chiesa in Italia. Viviamo questo momento con la responsabilità dei Successori degli Apostoli, con il pastorale affetto per le nostre Comunità, e con amore convinto e rispettoso per il nostro Paese. Il nostro sguardo – come sempre – incrocia lo sguardo del Successore di San Pietro che, Vescovo di Roma, è partecipe di questa Assise a titolo speciale ed unico, e che già attendiamo per la solenne “professio fidei” da lui presieduta sulla tomba del Principe degli Apostoli. Il nostro cuore desidera pulsare con il cuore di Papa Francesco al quale, scelto dal “confine del mondo”, Cristo ha affidato la Chiesa universale, e che ha affidato al popolo di Dio, a quel popolo a cui il nuovo Pontefice chiese di invocare su di lui la benedizione del Signore. Vediamo che è subito entrato nell’anima della nostra gente, la quale sempre più numerosa affolla il cenacolo di Piazza san Pietro.

Avvolti dal vento dello Spirito che sospinge la barca della Chiesa, il nostro primo pensiero va dunque al Santo Padre Francesco. Da questa storica aula vorremmo fargli arrivare la nostra voce, in attesa di ascoltare la sua per la prima volta indirizzata a noi, Vescovi d’Italia. E che cosa vorremmo dirgli in questo iniziale momento del comune cammino? Vorremmo dirgli il nostro grazie per aver accolto con fiducia la parola che Gesù disse a Pietro sulla riva del mare: “Pasci le mie pecorelle”. Parola dolce e terribile insieme, che ha spalancato davanti agli occhi attoniti dell’Apostolo il mondo intero, fino ai suoi confini, fino alle periferie più lontane. Ovunque c’è un’anima, lì c’è Pietro che ha il mandato di “pascere” con la misericordia della verità e dell’amore. In questo straordinario compito, vorremmo aggiungere che non sarà mai solo, perché accompagnato e sorretto dalla preghiera nostra e del popolo, affinché l’olio della forza e il vino della gioia non vengano mai meno alla sua mensa. Vogliamo assicurargli il sostegno della nostra leale e generosa obbedienza, per seguirlo sui sentieri che indicherà verso i pascoli alti della santità nostra per il bene dei nostri sacerdoti e delle comunità.

Il pensiero, all’inizio di questa Assemblea Generale, corre rapidamente agli eventi che abbiamo vissuto con il popolo cristiano e non solo. Il ricordo va anzitutto all’improvvisa e storica rinuncia di Papa Benedetto XVI, l’undici febbraio scorso: il mondo intero rimase col fiato sospeso, mentre sembrava aprirsi a un progressivo, universale abbraccio di affetto e di ammirazione per la sua persona, che appariva tanto più grande nella sua coraggiosa e umile decisione. A lui rinnoviamo, insieme a tutti i Vescovi dell’Orbe, la nostra filiale gratitudine per i suoi otto anni di luminoso pontificato e, mentre ci affidiamo alla sua intensa preghiera, gli assicuriamo la nostra. La Chiesa da subito si è posta in fiduciosa attesa di un nuovo Pastore secondo il cuore di Cristo e, come un’onda crescente e visibile, da ogni punto della terra, la preghiera ha cominciato a salire verso Roma, verso il cuore della Cristianità, sempre più abbracciando i Cardinali sui quali gravava il compito della scelta. Così in Conclave – avvolti dal silenzio della Cappella Sistina e separati dal mondo – ogni Cardinale elettore, davanti alla maestà del giudizio finale, doveva individuare in coscienza colui che lo Spirito Santo aveva scelto come Vescovo di Roma e universale Pastore. E così è stato. Momento grave, carico di responsabilità, ma anche esperienza straordinaria di fede nella certezza che Cristo, Pastore dei Pastori, guida la Chiesa: nelle sue mani è salda e serena.

Avviando i lavori assembleari salutiamo con viva cordialità il Nunzio apostolico in Italia, l’Arcivescovo Adriano Bernardini, che amabilmente è già qui tra noi e la cui parola ascolteremo mercoledì prossimo nella concelebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro.