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Cronaca

ASSEMBLEA CEI/ La prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco

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 In questa prospettiva, la società nel suo insieme non deve mai assuefarsi alle diverse forme di evasione che degradano e distruggono i suoi figli a vantaggio di pochi profittatori senza scrupoli. Il nostro pensiero ritorna sul gioco d’azzardo che divora giovani, anziani e famiglie; come sulla smania mortale di sfide e di brivido estremo, che manifesta non coraggio, ma il devastante vuoto interiore che genera spregio della vita propria e altrui. E la ricorrente violenza sulle donne a cui assistiamo con raccapriccio, non indica a sua volta il deserto di quei valori spirituali e morali così spesso denigrati o derisi come merce vecchia da buttare in soffitta? È anche questo il frutto della conclamata libertà individuale senza limiti e regole, sufficiente a se stessa, trasformata in libertarismo etico? Il fantasma del nichilismo, del quale Nietzsche fu profeta, continuerà a materializzarsi fino a quando la società intera non avrà una scossa positiva. Sì, la società contemporanea è al bivio! Non solo le singole coscienze sono chiamate a un risveglio, ma anche la coscienza collettiva deve scuotersi dal torpore etico-spirituale che genera un modo di pensare talmente fluido che le emozioni individuali diventano l’unica realtà, fino a sovrastare la vita degli altri in forme violente, come purtroppo si assiste anche nelle strade delle nostre città: “È il primato dell’individuo e dei suoi diritti sulla dimensione che vede l’uomo come un essere in relazione. È l’individualizzazione autoreferenziale; è il dominio dell’ ‘io penso, io ritengo, io credo’ al di sopra della stessa realtà, dei parametri morali, dei riferimenti normativi, per non parlare dei precetti di ordine religioso” (J. M. Bergoglio, Noi come cittadini, noi come popolo, Jaca Book, 2013, pag. 35). È l’ora di una grande alleanza educativa che proponga, come ho già detto, il gusto della verità e del bene, la capacità di conoscere se stessi, la bellezza delle relazioni. Nell’orizzonte di tale sfida, ancora una volta chiediamo che si riconosca concretamente il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni. Sempre di più, invece, sono costretti a rinunciare sotto la pressione della crisi e la persistente latitanza dello Stato. Il Laboratorio nazionale di studio, promosso dai Vescovi per i Responsabili degli Uffici diocesani della Scuola nonché delle Scuole Cattoliche, ha avuto un grande risposta. A Dio piacendo, seguirà nel prossimo anno un raduno di popolo.

 

 Per la verità, noi Pastori abbiamo la grazia di essere testimoni anche di un’altra realtà, la maggioritaria: quella di tanta gente semplice e umile che non ama schiamazzi e ribalte, che è dedita ai propri doveri quotidiani in famiglia, nella fedeltà agli affetti, a scuola e nel lavoro, nella comunità cristiana e nella società. Questa moltitudine è sana, seria e generosa. Ha il senso della vita reale non romanzata. Costoro fanno la gloria dell’Italia, e sono il nerbo portante del Paese, contenti di fare il proprio dovere con onestà e molto spesso con fede genuina. Questo popolo, l’Italia l’ha visto recentemente in una tragedia che ha colpito l’anima della Nazione proprio nel porto della mia Genova. Il fatto è noto, forse meno la dignità, la forza e la fede dei familiari delle vittime – militari e civili – di tanti giovani amici e colleghi, che mi hanno confidato parole e sentimenti, pensieri e propositi che sono frutto commovente di una fede essenziale e radicata. A tutti loro va il nostro riverente pensiero, l’affettuosa ammirazione e la preghiera; così come la gratitudine di Genova va al Paese intero che ha mostrato solidarietà e vicinanza.

 

Il popolo della vita

 

 L’urgenza di superare la crisi economica non deve far dimenticare il fronte delicatissimo e fondativo della vita umana. È, questo, un campo non solo sempre aperto, ma anche esposto a derive ulteriori. È doverosa la continua, attiva attenzione della comunità cristiana e di quanti – non sono pochi – riconoscono l’evidenza della vita umana in tutti i suoi momenti e forme; tanto più bisognosa di tutela e di cura quanto più è debole e indifesa. Per questa ragione i Vescovi italiani hanno aderito con ferma convinzione all’iniziativa dei Movimenti per la Vita che sono in Europa al fine di una significativa raccolta di firme, perché le Istituzioni Europee riconoscano in pieno lo “Statuto dell’embrione” e sospendano ogni finanziamento finalizzato alla sperimentazione sugli embrioni umani. Salutando i partecipanti alla recente “Marcia per la vita”, il Papa aggiungeva: “Mi piace ricordare anche la raccolta di firme che oggi si tiene in molte parrocchie italiane al fine di sostenere l’iniziativa europea ‘Uno di noi’, per garantire protezione giuridica all’embrione, tutelando ogni essere umano sin dal primo istante della sua esistenza” (Regina coeli, 12.5.2013).

L’Europa è la terra dove il cristianesimo è fiorito generando quell’umanesimo plenario di cui tutto il mondo gode, ma che si vorrebbe ostinatamente separare dalla linfa vitale del Vangelo. La recente raccomandazione che la Corte dei diritti umani a Strasburgo ha fatto circa il diritto al suicidio assistito, è l’ulteriore prova del progetto di una società senza relazioni, dove ognuno – in nome dell’autodeterminazione individuale – si trova solo. Il no all’eutanasia e al suicidio assistito – e con raccapriccio sentiamo che qua e là si parla anche di infanticidio – è un grande sì alla vita e all’amore. Come già osservato in molte occasioni, il dolore e la sofferenza che bussano alla porta di ciascuno, sono un appello alla società intera perché si mostri per quello che deve essere: una comunità di vita e di destino nella quale nessuno si trova abbandonato a se stesso, ma preso in cura, sostenuto con la vicinanza dell’amore. Impedire il cancro della solitudine è la prima e fondamentale risposta che una società deve dare alla sofferenza dei suoi membri. La paura più devastante, infatti, scaturisce dalla solitudine e dall’abbandono, mentre l’atteggiamento d’amore trova vie misteriose per farsi percepire e saper medicare. La vita non è solo un bene per ciascuno, ma anche – in misura – un bene che concorre al tesoro comune (cfr Costituzione della Repubblica Italiana, art. 32). E tutto questo non partecipa in modo significativo alla “qualità della vita”? Proprio perché i discepoli di Gesù non possono essere “cristiani da salotto” (cfr Papa Francesco, Udienza Generale, 15.5.2013), le nostre comunità devono crescere in una fede capace di farsi giudizio chiaro, proposta concreta e presenza decisa dentro alle sfide del nostro tempo.