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IL CASO/ La donna che ha buttato i figli dal balcone ha bisogno della nostra speranza

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Gli uomini sono solo uomini; possono ammalarsi, essere capaci di male, di qualsiasi sesso siano.

Età, condizione sociale. 

Abbiamo la decenza di non crederci onnipotenti o indenni.

Smettiamola di parlare di colpe e di colpevoli; incominciamo a sperare.

Magari neanche nella vera e propria, definitiva guarigione; a volte non è possibile. 

Nemmeno nella Speranza, quella con la esse maiuscola, così, solo perché la speranza è l’unica salvezza, è l’ultima a morire.

Incominciamo a sperare con ragione. Con la ragione.

Qualcuno è venuto a sconfiggere il male. Qualcuno che “arrivava a sera stanco di guarire”. 

Per piacere, smettiamola di giudicare; mettiamoci a ascoltare il rumore dell’erba che cresce, come ci disse Ungaretti. Smettiamola di uccidere i morti.

Prendiamoci cura dei nostri pazzi, i malati di mente, i perseguitati dal male mentale (che sono anche  i familiari, i vicini, gli inconsapevoli passanti).

Per piacere, cominciamo a amarli. Non serve capirli, né sentenziare, solo ragionare.

Non scarichiamoli in case private, a carico di chissachi, non rinchiudiamoli in gabbie, di ferro o chimiche.

Per piacere. Dividiamoci il male: un pezzo per uno, diventa leggero, persino portabile.

Solo Dio libera dal male: noi possiamo offrirglieLo, un boccone alla volta, in regalo.



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COMMENTI
20/05/2013 - Il mistero del male (di vivere) (loris SOleri)

Vorrei dire a questa donna che le voglio bene, che pregherò per lei e la sua famiglia. Non riesco a immaginare il nero e il vuoto che si spalanca davanti agli occhi di chi arriva a fare questo tipo di gesti. Eppure sono "grande" abbastanza da aver capito che paradossalmente è l'amore che spinge a tanto. Perchè una madre ama i figli. Si stracciano le vesti di fronte a questi fatti molte persone che poi sono pronte a difendere l'aborto, che è un omicidio che non nasce dall'amore, ma dal rifiuto radicale della vita, da una scelta malefica: colpa più grave benchè meno evidente. Si badi bene che non sto giustificando il disperato gesto di chi butta i figli dal balcone, ma sto cercando di fare mio il male di vivere che porta a tanto, di dargli un nome, un volto, dei connotati di umanità, benchè lacerata; perché questo male di vivere ci appartiene, e corre come un fiume nascosto sotto le nostre vite. Viene e verrà fuori in qualche modo, più o meno plateale o devastante. Siamo un po' anche noi come questa donna, in lei riconosco anche il mio male. Per questo oso dirle: ti sono vicino, con la mia insignificante umanità. Ma sopratutto Dio, in Gesù, si è già avvicinato a te, è venuto e viene a prenderti nell'inferno in cui vivi, in cui siamo. Lasciati afferrare da Lui. Spero che ciò accada.

 
20/05/2013 - Grazie a Dio c'è chi scrive così. (claudia mazzola)

Questo articolo esprime benissimo anche me. Grazie di cuore Maddalena!