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IL CASO/ La donna che ha buttato i figli dal balcone ha bisogno della nostra speranza

Pubblicazione:lunedì 20 maggio 2013

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Ieri l’altro a Busto Arsizio una donna, depressa, appena uscita dall’ospedale dove aveva ricevute cure psichiatriche, ha approfittato del fatto che il marito fosse a fare la spesa. 

Sua madre, la nonna anziana, era in cucina, a preparare il pranzo perché si approssimava il mezzogiorno.

Allora ha gettato i figli di tre e sei anni giù dal balcone del terzo piano; sono caduti da otto metri, su un tavolino di plastica bianco. Salvi, dicono i medici, fuori pericolo. E lei invece confessa: “Lo ho fatto per il loro bene, spero che muoiano”.

Ho letto i commenti della gente sotto l’articolo telematico del Corriere, una settantina.

Ci sono davvero tanti stupidi in giro. Stupidi, sì, insipidi e ariosi.

Di fronte a fatti del genere credo bisogna tirare un grande respiro e tacere.

Respirare, in onore alla vita che ci tiene; tacere, per rispetto.

A me è stato chiesto di scrivere qualche riga a tal proposito e lo faccio con titubanza ve lo confesso. È pur vero che per scrivere ci vuole silenzio, ma non esistono commenti adeguati.

La donna ha detto di non sentirsi “adeguata come madre”; e questo le causava un senso tale di insostenibilità che si è sentita costretta a compiere un atto inconsulto. Senza senno.

Vorrei lasciare questa donna al suo gesto, al suo dolore; alle cure che merita.

Perché su molte cose noi possiamo dissentire, sul fatto che si possa o meno perdonarla, oppure sulla sua coscienza, sulla sua condanna.

Ma non possiamo certo mettere in dubbio il fatto che lei avesse la mente obnubilata; che fosse magari oppressa da una malattia mentale, magari solo una grande e potente depressione.

Su questo abbiamo la conferma che era in cura, anzi, uscita l’11 maggio da un ospedale.

Possiamo discutere sulla adeguatezza di queste cure, dei farmaci; possiamo immaginare la costernazione dei sanitari che l’hanno dimessa (se non l’avessero fatto... chissà) o il loro senso di colpa, la responsabilità, anche solo presunta.

Possiamo mettere un sacco di “se” o di “ma” davanti a noi e non cambiare quello che è stato.

Onestamente, ci rimane solo di metterci davanti a quella che si chiama “malattia mentale” e guardarla in faccia.

Lo sappiamo che è stato un gesto dettato dal male.

Allora, fermiamoci e guardiamo in faccia questo male.

In questi tempi ci sono molti modi in cui si manifesta: con un volo dalla finestra, a colpi di piccone all’alba, con il coltello o il fucile, dentro case comuni.

Gli uomini muoiono, gli uomini ammazzano.


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COMMENTI
20/05/2013 - Il mistero del male (di vivere) (loris SOleri)

Vorrei dire a questa donna che le voglio bene, che pregherò per lei e la sua famiglia. Non riesco a immaginare il nero e il vuoto che si spalanca davanti agli occhi di chi arriva a fare questo tipo di gesti. Eppure sono "grande" abbastanza da aver capito che paradossalmente è l'amore che spinge a tanto. Perchè una madre ama i figli. Si stracciano le vesti di fronte a questi fatti molte persone che poi sono pronte a difendere l'aborto, che è un omicidio che non nasce dall'amore, ma dal rifiuto radicale della vita, da una scelta malefica: colpa più grave benchè meno evidente. Si badi bene che non sto giustificando il disperato gesto di chi butta i figli dal balcone, ma sto cercando di fare mio il male di vivere che porta a tanto, di dargli un nome, un volto, dei connotati di umanità, benchè lacerata; perché questo male di vivere ci appartiene, e corre come un fiume nascosto sotto le nostre vite. Viene e verrà fuori in qualche modo, più o meno plateale o devastante. Siamo un po' anche noi come questa donna, in lei riconosco anche il mio male. Per questo oso dirle: ti sono vicino, con la mia insignificante umanità. Ma sopratutto Dio, in Gesù, si è già avvicinato a te, è venuto e viene a prenderti nell'inferno in cui vivi, in cui siamo. Lasciati afferrare da Lui. Spero che ciò accada.

 
20/05/2013 - Grazie a Dio c'è chi scrive così. (claudia mazzola)

Questo articolo esprime benissimo anche me. Grazie di cuore Maddalena!