BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

Stato-mafia / I giudici: Napolitano non testimonierà sulle telefonate con Mancino

Il presidente della Corte d'assise di Palermo, Alfredo Montalto, ha definito “legittima” la richiesta di citazione di Napolitano ma l'audizione non dovrà riguardare le telefonate con Mancino

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Il presidente della Corte d'assise di Palermo, Alfredo Montalto, dopo aver esaminato la lista dei testimoni presentata da due parti civili, Salvatore Borsellino e Sonia Alfano, nell’ambito del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, ha definito “legittima” la richiesta di citazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’eventuale audizione, però, non potrà in alcun modo riguardare le conversazioni con l'ex ministro Nicola Mancino, visto che proprio queste sono state recentemente distrutte. Intanto la lista dei testimoni indicati dalla Procura, tra i quali compare anche il Capo dello Stato, è stata autorizzata dalla Corte d'Assise di Palermo che celebrerà il processo sulla trattativa. Il via libera è d’obbligo ed esclude che nella lista presentata vi siano nomi che possano rappresentare testimonianze vietate dalla legge o ridondanti. Tra i 178 testimoni totali che dovranno comparire vi sono anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, l'ex capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, e Giuliano Amato. Proprio la richiesta di citazione di Napolitano non convince affatto Cesare Mirabelli, professore di diritto costituzionale nella Pontificia Università Lateranense di Roma ed ex presidente della Consulta, contattato da IlSussidiario.net (clicca qui per leggere l’intervista): “Il capo dello Stato può essere chiamato a fare dichiarazioni, deporre, illustrare atti o attività svolte nell’ambito delle sue funzioni? – si chiede Mirabelli - Sarebbe davvero singolare se fosse così. Se la Corte costituzionale a dicembre ha ordinato la distruzione delle intercettazioni che riguardavano Napolitano, sancendo così il principio che il capo dello Stato non può essere intercettato, non si capisce come possa essere chiamato a testimoniare in un processo”. Secondo Mirabelli, infatti, “un conto è un cittadino che ha assistito a un omicidio e che è chiamato a deporre, un altro Giorgio Napolitano che è chiamato a deporre in quanto presidente della Repubblica e su atti che riguardano il suo ufficio”.

© Riproduzione Riservata.