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CAOS CARCERI/ Il magistrato: ci vuole subito una amnistia o un indulto

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Come dicevo, la detenzione domiciliare è una misura alternativa contenitiva, tuttavia poco efficace in termini rieducativi, a meno che non si trasformi, prima o poi, attraverso la modulazione delle prescrizioni, l’intervento di fattori esterni di sostegno, o l’ammissione al lavoro del condannato, in una forma spuria di affidamento in prova.

 

Che cosa produrrebbe un eventuale rinvio delle priorità indicate dal ministro?

Non posso prevederlo. Certo degli elevati costi umani, sociali ed economici. La priorità vera, però, a mio vedere, è che la società, prima ancora della politica (cui si demanda sempre tutto) cominci a reinterrogarsi sui fondamenti della giustizia e del diritto di punire. Sono domande oggi da reimpostare culturalmente, tenuto conto della crisi dello Stato moderno, del formarsi di Entità sovranazionali e del loro rapporto con la persona, singolarmente intesa e nelle forme comunitarie ove essa vive ed esprime la propria personalità e le sue esigenze fondamentali.

 

Il programma del ministro parte però dai famosi tribunalini, dal loro taglio. E’ d’accordo?

L’accentramento della giustizia, con l’eliminazione di sedi periferiche comporterebbe dei risparmi economici. Ma, a mio avviso, allontanerebbe ancor di più la giustizia dal territorio e quindi dalla sua conoscenza, dal rapporto vivo con la gente. Così è già stato, ad esempio, per molte stazioni dei Carabinieri, ormai soppresse, che molto avevano contribuito, in passato, a fare da “utile filtro conciliativo” tra le istanze del cittadino e la macchina giudiziaria. La storia della giustizia italiana è passata dalle Preture dei piccoli mandamenti. Andiamo verso una digitalizzazione della giustizia, più organizzata e meno costosa, ma perdiamo, forse, il meglio dell’umanità della stessa.

 

Alla luce della sua conoscenza del problema, cosa pensa della proposta Kyenge di abolizione del reati di immigrazione clandestina?

Posso solo dire, al riguardo, che la risposta in termini sanzionatori-espulsivi in tema di immigrazione clandestina, al momento, non ha dato buona prova. Penso tuttavia che occorra prima chiarire a livello europeo (perché di questione sovranazionale si tratta), che tipo di politica condivisa si intenda attuare per favorire o meno l’immigrazione e l’integrazione dei cittadini extracomunitari, che tipo di interventi solidali si intendono attuare nei loro confronti, in che misura farli partecipare alla formazione del consenso politico e, una volta attuata (o nel mentre si attui) una politica programmatica di accoglienza, come affrontare il problema della relativa devianza. Non penso perciò ad una soluzione solo italiana.

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