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GUSTO/ A Torino e Grosseto le vere "ricette" anti-crisi

Paolo Massobrio Paolo Massobrio

Grosseto ad esempio è cinta totalmente dalle sue mura antiche (come Lucca), e al suo interno è un dedalo di piazze, di strade, di angoli molto belli, ognuno caratterizzato da un localino, sia esso un wine bar oppure un ristorante tipico che fa ancora l'acqua cotta. Ora, il Salone del Libro e la città di Grosseto sono due esempi di una cosa italiana, dove una chiave di introduzione è stato proprio il gusto, col risultato di portare a casa una maggior conoscenza, una voglia di non appiattirsi sugli stereotipi. Un cuoco, domenica mattina a Grosseto, il bravo Umberto Amato del ristorante La Fontanina sull'Argentario ha preparato tre ricette con il pesce cosiddetto povero. Con una sorpresa: se orata e branzino costano sui 30 euro al chilo, questi pesci non superano i 3 euro. Ma la resa in cucina, con gli accorgimenti giusti, è gradevolissima. E a questo punto mi chiedo: non è attualità questa? Non è una risposta al bisogno di un'alimentazione sana ed anche economica, richiesta a gran voce in questo periodo? E ancora: non è un interesse? La risposta è pleonastica.

E tutto ciò, a cominciare dall'agnolotto malfatto del nostro incipit, fa parte dell'ingrediente (nomen omen) di un'informazione che, se non vuole annoiare, deve smetterla di considerare una cosa seria solo le beghe di casa nostra, alle quali, forse, si dà fin troppo spazio.

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