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Cronaca

BEATIFICAZIONE DON PUGLISI/ Il suo sacrificio non va "confuso" con quello di Falcone

Pino Puglisi (Immagine d'archivio)Pino Puglisi (Immagine d'archivio)

Il riferimento è ai segni premonitori di quella maturazione nella Chiesa siciliana che la portò ad una chiara, esplicita e ferma convinzione dell’incompatibilità dell’appartenenza mafiosa con la professione di fede cristiana: il mafioso, in forza della stessa appartenenza alla cosca dedita strutturalmente al crimine, si pone oggettivamente fuori della comunione ecclesiale, è stato ribadito anche in documenti ufficiali. E proprio in tal senso per la Chiesa siciliana l’atteggiamento pastorale verso i mafiosi va accompagnato alla esigenza di prevenire i fenomeni criminosi ed aiutare i mafiosi a pentirsi, a riparare il male fatto e a diventare persone nuove. Questi contenuti sono stati ulteriormente ribaditi nell’incontro che i presuli siciliani hanno avuto ad inizio settimana con Papa Francesco.

Ed è proprio questo retroterra che ha dato e continua a dare frutti, anche se spesse volte indecifrabili secondo i canoni del pensare comune. 

Don Fabrizio Francoforte, l’attuale parroco di Brancaccio, alla domanda: “cosa è cambiato nel quartiere a vent’anni della morte di don Pino” ha detto: “Per vedere il cambiamento della fede sono necessari occhi buoni. Il vero cambiamento è quello operato dallo Spirito nel cuore degli uomini. Noi uomini ne vediamo le conseguenze e non sempre ci riusciamo. Ma nel cuore dell’uomo può vedere solo Dio, ed io attraverso il mio ministero sacerdotale a Brancaccio posso testimoniarlo”.

Ma il riconoscimento del martirio di don Pino ha un valore universale perché tutti i martiri sono stati uccisi per dare testimonianza.

Mentre, quindi, va dato grande riconoscimento a quanti sono stati uccisi per un ideale o per qualcuno, e certamente Falcone o Borsellino sono morti non solo per coerenza ai valori che professavano, ma anche per amore ai fratelli, ai siciliani, alla loro terra, di Puglisi va aggiunto che è morto non solo per Cristo, ma anche con Cristo.

Il teologo don Massimo Nato afferma in tal senso che il valore del sacrificio di don Puglisi “sta nel fatto che egli è morto con “Qualcuno” venendo così coinvolto nel martirio stesso di Cristo”.

La dottoressa Mirella Agliasto, che in qualità di giudice a latere nel processo che condannò gli uccisori e i mandanti di Puglisi scrisse le motivazioni della sentenza, nel ripercorrere le tappe di quei difficili anni ha detto: “La ricostruzione del delitto negli atti processuali non è mai stata contestata. E da essi emerge con chiarezza che l’odio per Puglisi nasceva dal suo essere prete e dal fare il prete in quel modo. Risulta anche che i mafiosi tentarono di avvicinarlo con lusinghe economiche. Gli offrirono parecchi milioni per la festa patronale. Ma quando rispose che era meglio destinare quella somma ai bisogni del quartiere non si fecero più vedere”. 


COMMENTI
25/05/2013 - tutti martiri sono! (antonio petrina)

Io credo che tutti martiri siano :sia i magistrati, sia i preti,sia il prefetto, gli uomini comuni, ecc, uccisi brutalmente dalla mafia! Qui ( nel martirio) non è morta la speranza, perchè quella morte è come il fiore di mandorlo ,che rifiorisce sempre dopo il lungo inverno, come ci ricorda papa Francesco !