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BEATIFICAZIONE DON PUGLISI/ Il suo sacrificio non va "confuso" con quello di Falcone

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Pino Puglisi (Immagine d'archivio)  Pino Puglisi (Immagine d'archivio)

Già dalla lettura della sentenza, quindi, appare chiaro che a Brancaccio si consumò uno scontro tra poteri. Un muro contro muro che non era identificabile nel confronto tra le buone opere di don Puglisi e il falso solidarismo dei mafiosi. Si manifestò un odio alla persona del sacerdote che derivava non dalla sua bravura personale, ma dalla sua appartenenza a Cristo. L’odium fidei che la Chiesa riconosce solo ai martiri, coloro che appunto sono morti per difendere la fede cristiana.

E mons. Michele Pennisi, da poche settimane nuovo Arcivescovo di Monreale aggiunge: “La mafia ha ucciso don Pino perché la sua logica criminale è incompatibile con quella del vangelo. La pericolosità dell’azione di Puglisi per i mafiosi nasceva non a causa del bene che faceva, ma per la minaccia che rappresentava al loro potere. La mafia con l’assassinio di don Puglisi ha voluto colpire la Chiesa con un segnale forte, manifestando in questo modo l’ateismo pratico che la contraddistingue, non ostante certe parvenze di religiosità mistificatorie”.

Ecco perché la Chiesa lo indica come esempio da seguire e come beato cui rivolgersi. Per questo oggi don Pino Puglisi è più amico e più familiare di tutti.

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COMMENTI
25/05/2013 - tutti martiri sono! (antonio petrina)

Io credo che tutti martiri siano :sia i magistrati, sia i preti,sia il prefetto, gli uomini comuni, ecc, uccisi brutalmente dalla mafia! Qui ( nel martirio) non è morta la speranza, perchè quella morte è come il fiore di mandorlo ,che rifiorisce sempre dopo il lungo inverno, come ci ricorda papa Francesco !