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DON PUGLISI BEATO/ Ora la sua gioia è più grande di ogni odio

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Palermo, Foro Italico, ore 10,48: il cardinale Salvatore De Giorgi ha finito di leggere la lettera apostolica di papa Francesco che proclama beato don Giuseppe Puglisi. Si alza lentamente il telone che ricopre l’immagine di don Pino, che sembra sorridere più del solito; oltre cento colombe si levano in volo sullo sfondo di un cielo azzurro e terso che adesso profuma di santità.

La commozione è tanta. Almeno 100mila i presenti. Ciascuno avverte una strana sensazione: quella di avere don Pino accanto, vicino e presente come quando era vivo; chi lo ha conosciuto lo ricorda così, come una persona innanzitutto vicina, pronta più ad ascoltare che a giudicare, disposta ad aiutare prima di capire.

Il cardinale Paolo Romeo nel saluto di commiato ricorda che adesso ci si può rivolgere al beato Giuseppe Puglisi con la preghiera, ma molti lo hanno fatto da tempo. La gente che sfolla porta non solo il ricordo di una splendida giornata, ma la certezza di avere adesso un nuovo amico che rimarrà per sempre al proprio fianco.

Nella lettera apostolica papa Francesco ha definito don Pino “pastore secondo il cuore di Cristo, insigne testimone del suo regno di giustizia e di pace, seminatore evangelico di perdono e riconciliazione”. Benché il testo sia stato letto in latino tutti ne hanno compreso il senso, perché tutti sono venuti a Palermo per condividere proprio il senso di quelle parole che sono state costitutive della persona e dell’opera di don Pino e che adesso sono patrimonio della Chiesa, quindi di tutti.

“Più guardiamo il volto di don Pino Puglisi, più sentiamo che il suo sorriso ci unisce tutti. Sorride ancora don Pino, e questo sorriso ci trasmette adesso anche la gioia soprannaturale della comunione gloriosa con Dio e con tutti i santi”.

Così ha esordito il cardinale Paolo Romeo nell’omelia. Un sorriso che unisce non perché frutto di superficiale allegria, ma perché nato dalla comunione con Dio.

Papa Francesco qualche settimana fa ce lo ha spiegato così: “Rallegrarsi è buono. Ma la gioia è di più, è un’altra cosa… È un dono. L’allegria, se noi vogliamo viverla tutti i momenti, alla fine si trasforma in leggerezza, superficialità, e anche ci porta a quello stato di mancanza di saggezza cristiana, ci fa un po’ scemi, ingenui, no?, tutto è allegria… no. La gioia è un’altra cosa. La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. È come una unzione dello Spirito. E questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”.



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