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SUICIDIO CAROLINA/ Come può un adulto fronteggiare il male nel cuore di un figlio?

Un ragazzo disperato davanti al computer (InfoPhoto) Un ragazzo disperato davanti al computer (InfoPhoto)

Chiosso, intervistato dal ilsussidiario.net, diceva che i nostri ragazzi hanno bisogno di “un bagno di realtà”. Verissimo.
Sono adolescenti, fragili, tormentati, alla ricerca del sé, alla scoperta del sé. Minorenni, siamo noi ancora responsabili per loro: responsabili, cioè capaci di risposta, ciò vuol dire che loro appunto non ne sono ancora capaci. Non diamo loro in mano un’automobile, potrebbero morire; o ammazzare.
Allora, vogliamo renderci conto che anche Internet è una bellissima macchina? E si schiantano, lo vediamo. Magari dentro quel “sè” che incontrano.
Questo bellissimo strumento che l’uomo ha inventato, la rete, i social-network, tutto ciò che li riguarda, sono così nuovi. Cominciamo adesso a sperimentarli, li diamo in mano così ingenuamente ai nostri ragazzi.
Forse c’è bisogno di fermarsi a guardare, di stringere un patto, di tutela. Non li demonizziamo, ma impariamo a usarli bene. A usarli “per” il bene.
So che pare una cosa impossibile, esiste sempre un rovescio della medaglia, un uso distorto di qualsivoglia strumento.
Ma proprio tenendo ben presente questi due fattori, cominciamo a lavorare per il meglio: c’è l’uomo, con la sua natura, che è duplice, che è corruttibile, che assaggia volentieri il male, l’egoismo, tutto ciò che sa di negativo (i ragazzi ci passano, lo sperimentano, oserei dire che devono farlo); e il mezzo, che è totalmente libero, che ha fatto di questa libertà la sua ragion d’essere, che non riusciamo/vogliamo imbrigliare.
Lo sappiamo, per far crescere un uomo, il suo cuore, lo si deve educare, lo si porta a scegliere il bello, il bene, per sé e per gli altri. E il mezzo? Non ha forse bisogno di “educazione”? Questa la parte più controversa, non la più difficile.
Perché la parte difficile è la prima.
Che tocca tutti gli educatori, i genitori e poi la scuola e poi, di conseguenza, tutto il mondo adulto che i nostri ragazzi incontrano. Che li giudica, che li usa, a volte, che li ignora. Ma anche che li arresta, come per questi otto. 
E li educa, cioè li mette di fronte al bene e al male. Quello fatto.
E alle conseguenze.
I nostri figli hanno bisogno di tutele. 
Ma anche di conseguenze.

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