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Cronaca

CAOS CARCERI/ Quell’inciviltà che nasce da leggi mal concepite

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Ci sono dei diritti, si pensi a quelli delicatissimi della sfera della salute, che non possono essere esercitati o riconosciuti in maniera limpida se non dietro l'istituzione, così come scrivono ampiamente i giornali, di un national preventive mechanism. In realtà ciò rappresenta il surrogato del famoso “ Garante nazionale dei diritti delle persone detenute” figura presente in una proposta di legge poi abbandonata e sostituita con garanti disseminati in Italia a macchia di leopardo, a volte dipendenti dal Comune, altre dalla Regione. Se il carcere è un problema dello Stato ma contestualmente e da previsione ordinamentale bisogna aprirlo alla società esterna per eliminare quei connotati tipici dell'istituzione totale, allora bisogna ridiscutere su chi ha il dovere e il potere di far cosa. Oggi la rieducazione sancita costituzionalmente è appannaggio di un'équipe istituzionale interna, riconosciuta nelle figure del direttore dell'istituto che la presiede, dei funzionari pedagogico e di servizio sociale, oltre agli esperti ex art.80 e della polizia penitenziaria che, dal 1990, ha l'onere di partecipare alle funzioni trattamentali della pena.

Ciò non osta al contributo di volontari, cooperative sociali, docenti, cappellani, nel rendere utile, consapevole e rieducativa la condanna ma la mission impartita nel penitenziario resta un affare di Stato. Il privato sociale deve adoperarsi in un sostanziale, efficace apporto, favorendo o proponendo miglioramenti delle politiche dello Stato in materia, rimaste indietro anche in termini di letteratura e studi scientifici. Coordinamento delle aree, dei ruoli e degli obiettivi, certezza e trasparenza nella mission istituzionale, confluenza e raccordo degli enti esterni con i ruoli istituzionali sono gli elementi su cui l'amministrazione penitenziaria dovrebbe ridiscutere per evitare che chi affronta le questioni del carcere: criticità, urgenze, dimissioni, in prima persona e quotidianamente, in divisa e non, non si senta unicamente strumento di un sistema vacillante o, ancor peggio, amanuense burocrate di ipotesi trattamentali difficilmente eseguibili nel tracciato di un'iperbole formale o semplicemente estetica.

(Evelina Cataldo) 

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