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SUORA CONDANNATA/ Il giurista: scuola statale e scuola cattolica, due pesi e due misure?

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Su questi soli elementi, la condanna  civile - al risarcimento del danno all'interessato e alla sua famiglia, compreso il danno morale al fratello - della preside e della scuola appare ingiustificata, in quanto la reazione del tutto abnorme del ragazzo si porrebbe come fatto imprevedibile e appunto come tale non ragionevolmente evitabile.

Ancora maggiori perplessità suscita la condanna penale. La responsabilità penale richiede sempre una condotta - attiva od omissiva - direttamente ascrivibile all'imputato, e la notizia come riportata non accenna in nessun modo al comportamento tenuto dalla preside nel colloquio con il ragazzino. La convocazione in presidenza di per sé non ha alcun contenuto vessatorio, ed anzi appare del tutto coerente con una vigilanza attenta ed educativamente precisa; con il ragazzino era stato chiamato anche un compagno; non viene neppure ipotizzato un atteggiamento eccessivamente punitivo della preside, tale da aver provocato nell'animo fragile del preadolescente, già forse turbato da un precedente insuccesso scolastico, la subitanea decisione di farla finita.

Si deve supporre, per carità di patria (ossia per la stima che doverosamente va riservata all'amministrazione della giustizia) che i giudicanti avessero altri elementi che non sono stati resi noti; certo è singolare che di una notizia così carente e monca si sia voluto proprio dare risalto al nome della preside e della scuola, quasi che l’essere una scuola cattolica desse ragione di quanto accaduto...

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