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Cronaca

SUORA CONDANNATA/ Il giurista: scuola statale e scuola cattolica, due pesi e due misure?

Di quali elementi dispone la magistratura, si chiede ALDA MARIA VANONI, per imputare alla preside di una scuola bolognese la responsabilità del tentato suicidio di uno studente di 13 anni?

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Mandando a scuola i propri figli, i genitori affidano all'istituzione scolastica non solo la loro istruzione, ma, implicitamente, anche la loro custodia, ossia la cura della loro incolumità fisica e psichica. Il dovere di vigilanza che ne deriva a carico degli insegnanti e, in generale, del personale scolastico, fonda la responsabilità della scuola e del personale scolastico (docente e non docente, secondo le rispettive competenze) per i danni che i ragazzi loro affidati possono arrecare ad altri - ivi compresi i compagni - od anche a se stessi. La legge (articolo 2048 del codice civile) parifica sotto questo profilo la posizione dei "precettori e maestri d'arte" (dizione un po' desueta nella quale viene unanimemente ricompreso il personale docente e non docente della scuola) a quella dei genitori nei guai combinati dai figli conviventi. 

E’ una responsabilità che, in sostanza, si fonda sulla violazione del dovere di vigilanza, e che quindi erroneamente viene affermata come "oggettiva". Ovviamente l’obbligo di vigilanza ha diversa intensità a seconda dell'età e del grado di maturità dei ragazzi: ben più impegnativo è il controllo anche fisico richiesto alle maestre della scuola dell'infanzia rispetto a quanto è esigibile da un professore di liceo. Il personale scolastico, e l’amministrazione scolastica quale datore di lavoro, dovrà quindi risarcire tutti quei danni che derivano da una inadeguata vigilanza.

Sono esclusi dalla responsabilità risarcitoria solo quei fatti che genitori, maestri e precettori "provano di non aver potuto impedire", ossia quei fatti o comportamenti del tutto imprevedibili e posti al di fuori dell'ambito di controllo loro ragionevolmente richiedibile. Con riguardo al personale delle scuole pubbliche tale responsabilità è stata espressamente (articolo 61 legge 11 luglio 1980 n. 312) limitata alle sole ipotesi di dolo o colpa grave; sembra ragionevole pensare che tale liberatoria sia stata motivata dalla preoccupazione di non porre il personale scolastico in una situazione di preoccupazione, di rischio che, alla lunga, inficerebbe la possibilità di un rapporto educativo libero con gli alunni; è peraltro un’esigenza che viene sentita anche dalle scuole libere o private. Chiaramente, poi, anche il personale scolastico, come tutte le persone adulte e capaci, è chiamato a rispondere dei propri personali comportamenti illeciti o inappropriati.

Nel caso di Bologna, non è dato capire su quale base si fondi la condanna di suor Stefania Vitali preside della scuola Maestre Pie. I dati riportati dalle notizie di agenzia sono assai scarni: un ragazzino tredicenne convocato in presidenza per chiarimenti su un comportamento ritenuto non corretto - il possesso di alcune sigarette -; il gesto improvviso del ragazzo che si getta dalla finestra, e rimane gravemente invalido.