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ABORTO/ I numeri smascherano il vero piano di "Repubblica"

Pubblicazione:martedì 28 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 28 maggio 2013, 9.01

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Il dettaglio di questa analisi numerica si può trovare a pag. 35 del parere sull’Obiezione di Coscienza del Comitato Nazionale per la Bioetica, in una postilla a cura della sottoscritta.

In buona sostanza: l’accesso all’aborto dipende dall’organizzazione sanitaria di ciascuna regione, ed è il risultato di tanti fattori, non solo del numero degli obiettori di coscienza, che non risulta determinante.

La legge 194, infatti, prevede la mobilità in ambito regionale, proprio per favorire una distribuzione quanto più omogenea possibile del personale medico dedicato; inoltre si può assumere “a gettone”, cioè medici destinati solamente a questo tipo di interventi, a tempo determinato. D’altra parte non sarebbe possibile assumere dottori a tempo indeterminato a condizione che non siano obiettori di coscienza: anche ipotizzando che la normativa in vigore sul lavoro lo consenta – il che è tutto da dimostrare – non è consentito obbligare per sempre un medico assunto come non obiettore a rimanere tale (e viceversa).

Il diritto all’obiezione di coscienza, nel nostro ordinamento, è costituzionalmente fondato – come argomentato di recente anche dal Comitato Nazionale per la Bioetica, nel parere sopra citato – e non è possibile vietare a una persona, nel corso della sua carriera lavorativa, di cambiare la propria scelta da non obiettore a obiettore e viceversa.

Quindi finora in Italia il ricorso massiccio all’obiezione di coscienza non ha impedito l’applicazione della legge 194, per la quale i numeri mostrano, invece, a livello nazionale, un accesso alla Ivg che negli anni ha richiesto tempi sempre più brevi, pur con situazioni molto differenti se si guardano le singole regioni. Ma cosa succederebbe se il numero degli obiettori continuasse ad aumentare, e se un giorno non si riuscissero a trovare neppure i medici “a gettone”?

Per rispondere a questa domanda è sufficiente pensare a quanto avviene adesso in caso di sciopero: la sua efficacia – e quindi la forza della protesta – si misura solitamente dalla numerosità dell’adesione all’interno della categoria professionale coinvolta, e questo vale per tutti i lavoratori, dagli insegnanti ai medici passando per gli addetti ai trasporti.

Per esempio se uno sciopero ha adesioni dell’80%, o superiori, dei lavoratori interessati, le proteste non possono essere ignorate: le parti sociali e la politica sarebbero obbligate, giustamente, a intervenire, e non certo per obbligare chi protesta a fare quel che si rifiuta di fare. Tanto più se la protesta coinvolgesse intere categorie professionali, senza eccezioni.


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COMMENTI
28/05/2013 - Giù la maschera! (claudia mazzola)

L'ho già detto una volta e lo dico un'altra volta: evitare di leggere Repubblica, è controindicato.