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PAPA/ Madre Teresa (e don Gallo?): così Francesco "corregge" la retorica degli ultimi

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

Cita Madre Teresa, il Papa, ovvero la donne che in tempi a noi vicini ha incarnato la dedizione francescana agli ultimi, ai derelitti, ai reietti, dalle leggi, dal welfare, dalla cultura. I malati, certo, i bambini nel grembo materno, o quelli nati sbagliati, si direbbe, nati diversi. Anche di loro ebbe una cura strenua e testarda, Madre Teresa, e non lo si ricorda spesso. Che gran donna, madre Teresa, che coraggio, che devozione. 

Eppure, dice il Papa, “lo spirito del mondo mai dice che ogni giorno stava in orazione, tante ore…  Mai! Riduce al fare bene sociale l’attività cristiana. Come se l’esistenza cristiana fosse una vernice, una patina di cristianesimo”. Abbiamo già sentito il Papa commentare una Chiesa trasformata in “una ong pietosa”, sfruttabile in sostituzione di un carente stato sociale, ma dimentica dell’origine della sua forza di carità e cambiamento. L’ha detto più di una volta. Però paga di più soprassedere,  calcare la mano sul Papa dei poveri, sulla Chiesa dei poveri, che queste venature mistiche dipendono dall’educazione latina, da una debolezza latina, dall’età, vatti a sapere. Come l’invito al Rosario, la messa in guardia davanti al diavolo, l’adorazione…roba vecchia. 

La Chiesa dev’essere anzitutto dei poveri. Di spirito. E i poveri spesso lo sono di più. Ma tocca dirlo, in questi ultimi giorni abbiamo sentito questo rischio, abbiamo visto gli applausi per l’opera, per un ben fare, e mi riferisco ai funerali di don Andrea Gallo, o anche alla beatificazione di don Pino Puglisi. I giornali li hanno accostati,  innalzati entrambi agli altari, con un’operazione astuta e sottile di contrapposizione alla Chiesa ufficiale, che pure si è inchinata con misericordia davanti all’uno e inginocchiata davanti all’altro, nel sancirne la santità. Perché di don Gallo la cosa più notevole l’ha detta forse inconsapevolmente Vladimir Luxuria, prima di mettersi in fila fuori luogo per ricevere la Comunione: “Ci ha fatti sentire creature di Dio”. Questo è stato il suo compito di prete, e questo conta, non la partecipazione ai cortei o la difesa a modo suo dei poveri, tra cortei, slogan di partito e provocazioni di piazza. Don Pino Puglisi, martire in odium fidei, non è stato un prete antimafia. È stato un prete che ha svolto il suo compito di prete, educando alle virtù cristiane, soprattutto i bambini, i ragazzi. E la fede non è compatibile con la criminalità organizzata, che infatti l’ha fatto tacere. Ma non è un simbolo della legalità, è un testimone di Cristo. Ah, sì, ha fatto tante belle cose agli altri…direbbe il Papa, con il suo linguaggio semplice e immediato. Ma solo perché era in comunione con Dio, deciso a seguirlo anche dove il cammino si fa erto e oscuro.  

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COMMENTI
29/05/2013 - Beati gli ultimi... (claudia mazzola)

Forse pecco d'orgoglio dicendo: visto il periodo pieno di guai che sto passando sono a posto con Dio!