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PAPA/ Madre Teresa (e don Gallo?): così Francesco "corregge" la retorica degli ultimi

Papa Francesco non rinuncia mai alla Messa mattutina, celebrata nella semplicità di Santa Marta. E chi ha vi partecipa riferisce sempre un messaggio potente. MONICA MONDO

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

Dà sicurezza sapere che ogni mattina nella cappella di un albergo tra le mura vaticane, il Papa celebra messa, e fa la sua omelia. Dà sicurezza sapere che ogni giorno, davanti alla gente con cui vive, commenta le scritture e fa il parroco, spiega, esorta, conforta, corregge. Nelle sue parole lo stesso segno dei discorsi preparati per i grandi eventi di popolo, le feste conclamate le cui immagini fanno il giro del mondo. Anche se vengono diffuse con sollecitudine, hanno un altro impatto, passano sotto silenzio, oppure sono spunto per qualche lancio d’agenzia, e ci paiono già lette, già sentite. 

Grossolano errore, perché è nella quotidianità più semplice, domestica, che questo Pontefice parla con voce davvero sua, insistendo su ciò che più gli sta a cuore. Da Santa Marta allora, quotidianamente, ci arriva la sua teologia francescana e gesuita, questo singolare abbraccio tra due formazioni spirituali, tra due visioni di Chiesa che vengono contrapposte nei libri di storia, ma che solo insieme reggono la sua bimillenaria vicenda terrena e celeste. 

Ieri, 28 maggio, si leggeva nella liturgia un pezzettino del Vangelo, una domanda impertinente, ma al solito disarmante nella sua sincerità, di Pietro. Cos’avremo in cambio noi che abbiamo lasciato tutto per seguirti? La tentazione del potere, magari nella forma di un giusto risarcimento per tanti sacrifici. Avrete molti doni, insieme a persecuzioni, si sente rispondere. Perché, spiega Francesco, qualcosa non va se per un cristiano tutto va bene nella vita. Forse è troppo amico dello spirito del mondo. Forse si ferma dove la strada si fa più dura, riducendo la sua fede all’adesione a una proposta culturale. Seguire, va bene, ma fino a un certo punto: fino a quando mi serve, si potrebbe suggerire, finché non è troppo difficile. 

E invece, la croce non si può togliere, non solo perché ineludibile dalla vita dell’uomo, di ogni uomo, ma perché seguire Gesù non è una scelta facile. Una bella bacchettata a potenti di ogni epoca, principi, chierici, convinti che nella Chiesa si può fare carriera. Dai don abbondi di vecchia data ai più disinvolti frequentatori delle plateee televisive, da chi cerca i seguiti di piazza a chi si isola nella torre d’avorio dell’intellettualismo. E qui il Papa, con un apparente salto logico, spalanca l’orizzonte del nostro tempo tiepido, povero d’anima, capace di sfruttare tutto, di fingere  accondiscendenza e comprensione, per sopire, troncare, rendere non incidente e vomitevole anche la fede. 

Che non disturbi, o peggio, che serva. Una fede da giaculatorie, al più da irridere, ma che non preoccupa, perché non cambia il mondo; oppure una fede che è prima di tutto e soprattutto opere, anche se si dimentica il dove e il perché queste opere possono nascere. Radicate in un sì totale e che “primaeira”, come dice il suo fiorito spagnolo, cioè vien prima di tutto. 


COMMENTI
29/05/2013 - Beati gli ultimi... (claudia mazzola)

Forse pecco d'orgoglio dicendo: visto il periodo pieno di guai che sto passando sono a posto con Dio!