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IL CASO/ A 5 anni uccide la sorellina di 2: la libertà degli Usa vale davvero la vita?

Pubblicazione:venerdì 3 maggio 2013

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L’affermazione “le armi non uccidono, sono gli uomini che uccidono”, non è priva di valore. Sono persone psicopatiche, ferite, arrabbiate che uccidono, con armi da fuoco, ma anche con bombe in pentole a pressione, come a Boston, o con furgoni carichi di fertilizzanti usati per far saltare edifici federali. Sono gli esseri umani che uccidono gli esseri umani e gli americani devono trovare il modo di limitare l’accesso alle armi di persone vulnerabili mentalmente o emotivamente. Tuttavia, vi sono anche cittadini responsabili che fanno un uso corretto delle armi che posseggono.

Da ragazzo sono stato educato a usare correttamente le armi dai Boy Scouts d’America. Questa educazione mi ha salvato la vita nel 1985, quando un amico mi ha puntato una pistola carica in faccia, convinto che fosse scarica. Ho immediatamente deviato la canna e il colpo si è schiantato sulla parete: “tutte le armi sono sempre cariche”. A seguito di questo evento, ho fatto una donazione ai Boy Scout locali perché insegnassero l’uso corretto delle armi a tutti gli scout che frequentano i campi estivi. Ho messo una sicura a tutte le armi in mio possesso, non facile da rimuovere. Tutti i miei figli hanno maneggiato armi e a due di loro piace venire a caccia con me.

La domanda che nessuno si pone è “che violenza c’è nei nostri cuori, nel nostro cuore collettivo americano, che spinge delle persone a uccidere senza ragione altri esseri umani?” Quale “dissolvimento”, quale Chernobyl, per usare la metafora di don Luigi Giussani, sta avvenendo in questo cuore americano? La mia esperienza è che stiamo diventando sempre più irragionevoli e violenti nella nostra vita quotidiana: possiamo anche essere incapaci di uccidere 65 persone con un fucile, ma se ci guardiamo dentro, quante persone vengono uccise dai nostri veleni e dalle nostre meschinità? L’America è un luogo violento e ci sono veramente pochi adulti che ci educano a un uso corretto dei nostri cuori.

Le armi devono restare, è un diritto derivante dalla nostra qualità di cittadini. Il dibattito nazionale sulla registrazione delle armi e di chi le vuole comprare, o la limitazione della loro potenza, continuerà ad avere alti e bassi secondo le situazioni e le tragedie che si verificheranno.

Quest’ultima tragedia della morte della bambina di due anni nella Contea di Cumberland ha dimostrato l’incapacità dei genitori a controllare e a custodire adeguatamente le armi in presenza di bambini nella casa. Questa irresponsabilità ha segnato quel bambino per tutta la sua vita. Per quanto riguarda tutti quanti noi, dobbiamo far fronte il prima possibile alla violenza che abbiamo dentro e occorre che veniamo educati a un uso corretto del nostro cuore, speriamo prima che un altro bimbo muoia.



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