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IL CASO/ C'è qualcosa che ci accomuna a Preiti e al cantante blasfemo?

Pubblicazione:sabato 4 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 4 maggio 2013, 14.41

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Se questo è vero gli uomini si possono allora dividere in due grandi schieramenti: coloro per i quali la vita è una guerra contro il mondo esterno, incarnato di volta in volta dal “nemico” di turno, o coloro per i quali la vita è una lotta contro i nemici del cuore che sono dentro l’animo umano. Claudio Chieffo ha speso parole illuminanti sulla guerra che il nostro mondo combatte: si tratta di una canzone un po’ vecchiotta, ma che - come il vino buono - si assapora sempre di più anno dopo anno. La nostra, dice Chieffo, è una guerra che non difende la terra, il desiderio che abbiamo nel cuore, è una guerra che si risolve sempre in una disfatta clamorosa nella quale “i nemici di un tempo tornano vincitori” e in cui i volti della mia vita, tanto impegnata a lottare, diventano “nomi senza un perché”, storie che non lasciano il segno perché - in definitiva - mai ascoltate, mai incontrate, mai fatte davvero entrare nel mio cuore.

Gli antichi Romani, quando dovevano decidere se indire una guerra, mandavano sempre gli ambasciatori per verificare se si potesse “res repetere”, riavere indietro le cose rubate. Ognuno di noi sceglie di entrare in guerra perché sente che qualcosa gli è stato rubato. Così Preiti, così il cantante del Primo Maggio: tutti attori di un unico dramma in cui emerge con forza che la vita, spesso, sembra che ci rubi qualcosa e che noi possiamo e dobbiamo rimettere le cose a posto. In realtà nessuno ci ha rubato niente: siamo noi che, più siamo veri, più avvertiamo un’assenza, un vuoto. Quell’assenza e quel vuoto che, come direbbe Chieffo, non è altro che l’attesa di Uno che ci ami davvero.

Di fronte al male, di fronte alla rabbia, di fronte all’evidente blasfemia dei gesti, non c’è da urlare o da scandalizzarsi. C’è da commuoversi, pieni di tenerezza per un cuore che combatte una guerra di cui solo lui non conosce l’esito e pieni della certezza che soltanto un Amore più grande potrà davvero riportare in quell’uomo la vera pace. Preiti o Romagnoli, e con loro nostro marito o nostra moglie (e neppure i nostri figli), non sono anime da salvare, ma gente poveretta come me, che ha bisogno di uno sguardo che riapra loro lo spazio della vita e l'ampiezza del loro bisogno. Alla faccia della crisi. E della politica.



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COMMENTI
08/05/2013 - il male dentro (luisella martin)

Dall'articolo si ricava l'idea che l'uomo abbia il male dentro di sé. Io credo che abbia nel cuore "l'intenzione" di commettere il male, il che a parer mio, non é la stessa cosa. Quel qualcosa che ci accomuna al cantante blasfemo é, secondo me, l'umanità che, sempre a mio parere, é libera. Se nel cuore dell'uomo c'é il male, allora non é più libero e la differenza tra noi e il peggior peccatore é solo causale. Prego di spiegarmi dove sbaglio, non essendo io una filosofa, nè una teologa.