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IL CASO/ C'è qualcosa che ci accomuna a Preiti e al cantante blasfemo?

La cultura moderna, attribuendo le azioni dell’uomo alle sovrastrutture che lo dominano, è incapace di riconoscere la vera natura dell’essere umano. FEDERICO PICHETTO

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Le reazioni a volte contano più delle azioni. Così, di fronte al cantante del gruppo “Management del Dolore Post Operatorio” che durante il concerto del Primo Maggio a Roma ha sollevato il preservativo come se fosse un’ostia, le reazioni del mondo laico e del mondo cattolico sono state lo specchio più autentico della mentalità in cui viviamo, dando seguito - almeno in parte - a quelle già manifestate in occasione del folle gesto compiuto di fronte a Palazzo Chigi lo scorso 28 aprile e sintetizzate, se vogliamo, nelle parole sempre illuminanti (!) del Presidente della Camera Boldrini durante le cerimonie per la festa del lavoro: le vittime diventano carnefici.

Le situazioni, la mentalità, portano gli uomini dove non vorrebbero. L’uomo, insomma, è buono mentre è la società che è cattiva. La pensava così anche Karl Marx che, commentando il pensiero di Feuerbach, sosteneva che l’uomo è un prodotto sociale e che, se vogliamo cambiare l’uomo, dobbiamo cambiare la struttura economica e politica che in questo momento storico lo definisce. Di diverso parere, si sa, era un altro tale, un certo Gesù di Nazareth (certamente meno popolare) che, quando vedeva esplodere così tanta rabbia davanti a sé, non solo se ne stava spesso zitto, ma la imputava ad un male, ad un demonio, che era dentro l’uomo e che solo Lui poteva cacciare.

Se così fosse vorrebbe dire che tutti, ma proprio tutti, siamo vittime di una mentalità politicamente corretta che piuttosto che riconoscere che il male è dentro l’uomo è disposta a individuare colpe e cause ovunque, dagli antecedenti psicologici al contesto sociale, dai motivi economici a quelli caratteriali. Il cristianesimo, invece, sostiene l’opposto: il problema non è mai nelle circostanze che accadono, ma è sempre nel cuore dell’uomo perché l’uomo è un Mistero.

La supponenza dei “saggi” del nostro tempo sta tutta nella pretesa di aver risolto definitivamente il Mistero dell’uomo così da potersi dedicare con grande tranquillità a dipanare le matasse di problemi che aggrovigliano la storia. Ma non è così. Basta vedere come trattiamo nostro marito o nostra moglie, basta guardare la rabbia con cui a volte si esprimono i nostri figli, basta fermarsi un attimo a cogliere quanto male tra di loro possono farsi le persone e subito si capisce che non è così, che il Mistero dell’uomo non è stato affatto risolto e che dentro il cuore di ognuno di noi, accanto all’anelito al Bene, c’è davvero un demonio che ci guida verso il male.


COMMENTI
08/05/2013 - il male dentro (luisella martin)

Dall'articolo si ricava l'idea che l'uomo abbia il male dentro di sé. Io credo che abbia nel cuore "l'intenzione" di commettere il male, il che a parer mio, non é la stessa cosa. Quel qualcosa che ci accomuna al cantante blasfemo é, secondo me, l'umanità che, sempre a mio parere, é libera. Se nel cuore dell'uomo c'é il male, allora non é più libero e la differenza tra noi e il peggior peccatore é solo causale. Prego di spiegarmi dove sbaglio, non essendo io una filosofa, nè una teologa.